La sinistra confessa il piano criminale: “Importiamo persone dall’Africa per rimpiazzare i giovani italiani”

Di – Il professor Cristopher Hein magari s’è espresso male per colpa della lingua. Però il concetto è arrivato forte e chiaro a destinazione. E forse ci voleva anche: finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di dire che dietro la “strategia” immigrazionista ci sono “interessi economici” e “demografici” per rimpiazzare i giovani italiani con baldi ragazzotti africani.

Ospite a Quarta Repubblica lo scorso lunedì, il professore di Diritto e politiche di immigrazione e asilo alla Luiss non ha lesinato perle imperdibili. Tra le altre cose ha sostenuto che in Italia non c’è alcuna emergenza immigrazione o “invasione” (lo vada a chiedere nelle periferie cittadine), che il problema non è “quanti” clandestini arrivano ma “come” arrivano, che la colpa è tutta di un sistema, quello europeo, che ha “reso impossibile” a un cittadino africano di “arrivare un Ue in modo regolare”. Insomma vorrebbe più “corridoi umanitari”. E s’è scagliato pure contro il blocco navale, considerato a torto o a ragione “un atto di guerra” non applicabile. Ora, potremmo ricordare qui che l’ultimo “atto di guerra” lo fecero ai tempi del governo di Prodi e Napolitano nel 1997, e che Repubblica nell’occasione batté pure le mani. Ma sarebbe inutile. Perché il nocciolo della questione ieri sera era un altro.

Alla domanda di Nicola Porro se esista anche un “elemento di interessi economici” dietro i flussi “che fa sì che continueranno a prescindere dalle nostre scelte economiche”, il professore ha messo a nudo la filosofia migratoria della sinistra. “Certamente – ha detto – c’è un interesse economico dal punto di vista demografico”. Essendoci in Italia il “dramma del calo delle nascite”, meglio accogliere a gogo. Anzi. Facciamoli arrivare tutti in aereo, che se gli ultimi sbarcati fossero approdati a Malpensa “nessuno se ne sarebbe reso conto”. E quando gli chiedono “allora li importiamo dall’Africa?”, Hein risponde candidamente: “In un certo senso sì”.

Potranno sembrare cinque parole buttate lì un po’ a caso. Ma in realtà smascherano anni di retorica sull’“accogliamo chi ci chiede asilo” e palesano un progetto che sa di sostituzione etnica, già teorizzato dal sacerdote dell’immigrazionismo, tal Roberto Saviano. Il tutto, ha spiegato Hein, va infatti visto all’interno di una “strategia per salvaguardare i nostri sistemi di previdenza”, visto che “i migranti sono giovani e noi abbiamo un problema di invecchiamento”. Si tratta di un salto di qualità non indifferente: il mantra dell’accoglienza si trasforma nel modello di “importazione”. Che poi scusate: qualora non arrivassero a sufficienza coi barconi, cosa dovremmo fare? Andarli a prendere direttamente nel Continente nero? Tipo schiavisti del XVIII secolo? Forse sì. O almeno è questo quello che il telespettatore potrebbe aver inteso l’altra sera.

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