L’ 8 Marzo: Una Festa Scaduta ? Perche' Non esiste anche una Festa per l' Uomo ? Non e' forse Discriminazione al Contrario?

C’è un paradosso tutto italiano che si consuma ogni anno tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera: l’improvvisa, quanto effimera, glorificazione del "gentil sesso"

Mentre i fiorai si sfregano le mani e i ristoranti registrano il tutto esaurito per cene tra sole donne, sorge una domanda scomoda: a cosa serve davvero l’8 marzo nel 2026?

L’accusa principale mossa alla Giornata Internazionale della Donna è quella di aver trasformato una lotta politica in una sorta di "riserva indiana" del calendario

Dedicare 24 ore a un genere per poi ignorarne le istanze per i restanti 364 giorni sa di ipocrisia. È la logica del "contentino": ti regalo un fiore oggi per non doverti garantire la parità salariale domani. 

Se una causa ha bisogno di una festa per essere ricordata, significa che nella quotidianità è già stata sconfitta.

Senza contare che In Italia c’è la festa della mamma, del papà, del gatto, del cane, degli innamorati e dulcis in fundo della donna, mentre NON c’è una festa dell’Uomo.

Molti sostengono che festeggiare "la donna" in quanto tale sia, paradossalmente, un atto discriminatorio. Non esiste una "festa dell'uomo" infatti (se non in ambiti goliardici o di nicchia) perché l’uomo è considerato lo standard neutro della società.

La donna oggi, ha gia' poi tutti i diritti che ha sempre richiesto, vota, lavora come l'uomo, fa la manager come l'uomo ed addirittura fa politica come l'uomo...(nella foto e' rappresentato probabilmente forse l'ultimo tabu' mancante per essere totalmente uguali)ergo ci chiediamo a che pro mantenere dunque ancora questa inutile festa???

Se l’8 marzo serve solo a lavare la coscienza collettiva con un mazzetto di fiori e qualche post retorico sui social, allora è diventato inutile, se non dannoso. La vera uguaglianza non passa per le celebrazioni, ma per la normalizzazione. 

Forse, il modo migliore per onorare le donne sarebbe proprio smettere di festeggiarle "una volta l'anno" e iniziare a considerarle parte integrante, e non celebrata, del tessuto sociale ogni singolo giorno.


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