Stavolta la Francia non si inginocchia e gioca a testa alta: la sinistra darà del razzista anche a Kanté e Mbappé?

Di Alessandro Della Guglia – Roma, 16 giu – Anche la Francia si è stufata del politicamente corretto e stavolta non si inginocchia. La nazionale di calcio forse più multirazziale di Euro 2020, non ha compiuto il gesto in salsa Black Lives Matter che i più si aspettavano di vedere prima del fischio di inizio della partita contro la Germania. Sì perché i ‘bleus’ lo avevano pure annunciato, senza troppo clamore ma di fatto confermando che si sarebbero adeguati all’inutile moda del momento. Perché di questo si tratta: di un trend che non serve affatto a combattere il razzismo, ma a piegarsi al politicamente corretto mainstream.

La Francia non si inginocchia. E gioca a testa alta

“È previsto”, aveva detto Hugo Lloris, portiere e capitano della nazionale transalpina nella conferenza stampa pre-partita. I calciatori francesi si erano d’altronde già inginocchiati nell’amichevole contro il Galles, lo scorso 2 giugno. E il ministro dello Sport, Roxana Maracineanu, quel gesto l’aveva lodato e rilanciato: “Lo fanno perché i giocatori o i loro compagni ancora oggi soffrono per certi comportamenti dei tifosi. Vogliono testimoniare il loro impegno per la lotta contro le discriminazioni e il razzismo”.

Invece no, all’ultimo momento proprio quei giocatori hanno deciso di cambiare idea. Sanno tutti benissimo che l’unico modo per testimoniare contro il razzismo è giocare a testa alta, fregandosene degli stolti che insultano. Lo sanno benissimo, forse ancor più degli altri, anche i giocatori di colore. Essere consapevoli della propria identità e andarne fieri, evitando strumentalizzazioni politiche. Ed eccola qua la Francia che torna ad essere orgogliosa.

Quali “pressioni” politiche?

Certo, prima della partita contro la Germania le polemiche sul ginocchio a terra annunciato non erano mancate. Florian Philippot (ex numero due del vecchio Front National), aveva definito Black Lives Matter “una macchinazione sponsorizzata per far salire le tensioni e i rancori e per dividere e indebolire i popoli”. Altri, come il deputato dei Repubblicani Eric Ciotti, aveva invece invitato i calciatori della nazionale a “ribadire il sostegno alla nostra polizia”, facendo notare che non si inginocchiarono “per le vittime del terrorismo islamista o per gli agenti uccisi dai barbari”.

Così adesso la stampa correct parla di “pressioni” politiche, che avrebbero condizionato i giocatori. Come se al contrario chiedere loro di inginocchiarsi non possa essere bollabile come “pressione” politica. E soprattutto come se i calciatori non fossero in grado di scegliere arbitrariamente cosa fare e cosa non fare. Adesso provate a dare del razzista a Kanté, a Mbappé o a un altro giocatore di colore della nazionale francese.

Alessandro Della Guglia

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