Mentre la Spagna respinge i clandestini con l’esercito, Lamorgese spalanca i porti ai 415 “invasori” della Sea Eye

La svedese Ylva Johansson, commissaria Ue agli Affari interni, è a Roma in attesa di partire, oggi, con la ministra Luciana Lamorgese per la Tunisia, Paese con il quale l’Europa, su spinta della diplomazia italiana, è pronta a chiudere il primo grande accordo globale (“entro fine anno”) per la gestione dei migranti. Al quotidiano la Repubblica dichiara: “Stiamo già parlando con le autorità libiche e con il governo ad interim di Abdel Hamid Dbeibah ci sono riscontri e opportunità positive, sono pronta a impegnarmi per esplorare la possibilità di chiudere un nuovo accordo con la Libia senza aspettare le elezioni di dicembre”.

I  tempi per gli accordi, però, non sembrano essere immediati. Johansson spiega: “Sto contattando i governi dell’Unione per mettere in piedi un sistema di ridistribuzione volontario e provvisorio per aiutare l’Italia ad affrontare l’estate. É fondamentale che gli italiani ricevano la solidarietà europea. Abbiamo imparato che la ridistribuzione volontaria non è abbastanza e dunque l’approvazione della riforma delle politiche migratorie con i ricollocamenti obbligatori è essenziale”. I negoziati vanno al rilento e la sensazione è che fino alle elezioni in Germania di ottobre sarà impossibile chiudere il pacchetto.

“Negli ultimi mesi – osserva la commissaria – siamo andati avanti piano perché, a causa del Covid, abbiamo avuto pochi incontri fisici con i ministri, mentre un tema così divisivo va affrontato guardandosi negli occhi. A breve potremo riprendere a vederci di persona e proseguire”. Non sarà tuttavia possibile chiudere la riforma entro l’estate. “No, ci vorrà più tempo”, commenta Johansson. Poi spiega come intende aiutare l’Italia ad affrontare un’estate che si preannuncia di vittime e sbarchi“Sono in contatto con i governi – conclude –per organizzare una rete di aiuti volontari, di ridistribuzione volontaria che possa aiutare l’Italia nei mesi estivi fino a quando non approveremo la riforma Ue”. Il governo italiano ha chiesto di firmare un nuovo accordo come quello siglato a La Valletta nel 2019 per rendere più strutturata questa forma di solidarietà volontaria.

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