Reggio Emilia, mediatrice “culturale” mossa da compassione ospita un ghanese in casa: lui la stupra

Di Ambra Prati REGGIO EMILIA. Condannato a quattro anni per violenza sessuale, più una provvisionale di 5mila euro per la parte civile. Così si è concluso il processo di primo grado a carico di un ghanese di 22 anni, accusato di stupro da parte della mediatrice culturale, una connazionale di 34 anni, che lo aveva ospitato per una notte nell’abitazione dei genitori.

La vicenda risale al 6 novembre del 2017. L’educatrice aveva conosciuto il giovane, all’epoca richiedente asilo, in una comunità del reggiano. Quel giorno il padre della ragazza aveva visto per strada il connazionale, che aveva perso il pullman per tornare in Appennino e gli aveva offerto ospitalità a casa sua. Dopo la cena consumata tutti insieme, il ragazzo si era sistemato sul divano per dormire, mentre la ragazza era andata nella sua camera e nonni e nipotini nell’altra.

A questo punto le versioni delle parti divergono: la giovane ha affermato che il 22enne l’ha aggredita a mezzanotte tentando un rapporto sessuale, i genitori della giovane hanno affermato di non aver udito alcun rumore mentre il 22enne ha ammesso un rapporto completo a suo dire consenziente. Le indagini della Squadra Mobile, alla quale l’educatrice si è presentata il giorno seguente, hanno portato all’incriminazione dell’incensurato.

Il dibattimento è stato combattuto: l’avvocato difensore Claudio Bassi ha evidenziato le contraddizioni della 34enne, che ha fornito diverse versioni sul suo risveglio choc e ha richiesto, invano, l’acquisizione della cartella clinica e la possibilità di sentire un altro testimone. Il pm Piera Giannusa nella precedente udienza ha proposto il confronto tra i due, richiesta rigettata.

Martedì pomeriggio la conclusione. Il pm Giannusa ha chiesto una condanna a sei anni; l’avvocato Lucia La Rocca, rappresentante la ragazza costituitasi parte civile, si è associata alla Procura; il difensore Bassi ha sostenuto l’assoluzione, contestando la ricostruzione e ritenendo impossibile che in quell’abitazione affollata nessuno avesse udito un grido.

Il collegio presieduto dal giudice Simone Medioli Devoto, a latere Chiara Alberti e Stefano Catellani, si è riunito in camera di consiglio per quasi un’ora e alle 18.15 ha letto la sentenza: il 22enne, ritenuto colpevole, è stato condannato a quattro anni, uno sconto dovuto alla concessione delle attenuanti generiche. Provvisionale da 5mila euro e danno da liquidarsi in separato giudizio (cioè in civile) per la parte offesa. «Appena potremo leggere le motivazioni della sentenza, tra 60 giorni, proporremo appello», ha dichiarato Bassi. «La mia assistita è provata – ha commentato La Rocca – Questo è il giusto esito».

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