La pagliacciata “gretina” a Milano: frasi senza senso, slogan, Bella Ciao e muri imbrattati

Di Perché abbiamo imbrattato la Borsa con impronte rosse delle nostre mani? Non lo so, abbiamo visto altri che lo facevano e li abbiamo imitati. Così risponde una giovane liceale, una delle migliaia scesi in piazza a Milano per l’ennesima edizione degli scioperi dei Fridays for Future. Questa volta, però, è diverso perché a guidare la fiumana che blocca le strade c’è Greta Thunberg, la madrina ambientalista per eccellenza.

Ma l’impressione è che la lezioncina non sia stata imparata a dovere dai suoi “discepoli”. Viene dunque naturale domandarsi se sappiano qualcosa di più di ciò che hanno letto su internet o visto nella serie che Netflix ha dedicato all’attivista svedese. Quindi chiediamo. Ci basta infilarci tra i manifestanti per qualche minuto e fare un paio di domande per scoprire quanto poco informati siano questi giovani difensori del pianeta.

Paiono più preoccupati di ballare sulle note di “Bella Ciao“, come ha fatto la stessa Greta in testa al corteo, o di “50 special” nelle retrovie. Di agitare cartelli scritti con ironia, quando non sfociano direttamente nella volgarità, mentre dal megafono una voce si scaglia contro l’Eni. Altri definiscono Unicredit “una banca armata” che “si arricchisce con armi e petrolio.

Cosa avranno voluto dire? Una confusa nebulosa di idee, in cui si infilano pure gli slogan No Tav. Compaiono anche dei volantini a favore del referendum sulla cannabis. Tutto fa brodo. Forse, al posto delle piazze, molti di questi piccoli ambientalisti avrebbero fatto meglio a occupare le aule di scuola. Aule che hanno invece disertato per accodarsi a Greta Thunberg e Vanessa Nakate. Nakate, 24enne ugandese, è una sorta di “nuova Greta”. Il lettore che non l”ha mai sentita nominare non si preoccupi: è in buona compagnia.

Neppure i ragazzi che le andavano dietro avevano idea di chi fosse. Dialogo testuale. Domanda: “Perché vi ispirano Greta e Vanessa?“, risposta: “Chi è Vanessa?“. E menomale che questi sono gli stessi ragazzi che dovrebbero cambiare il futuro e salvare il pianeta. Di molti di loro si potrebbe dire che hanno capacità (e volontà, quella non manca), ma non si applicano. Anche gli animatori di questi venerdì per l’ambiente, insomma, cadono qualche volta nel “bla bla bla” come quei governanti che accusano di accidia.

Con la differenza che, come ha ricordato Mario Draghi, “il nostro bla bla bla serve a convincere le persone che l’azione è necessaria”. E se tutto questo non fosse sufficiente, basta alzare lo sguardo. Sulla scalinata di piazza Affari, all’ombra dell’emblematico medio di Cattelan, due dozzine di manifestanti in tuta bianca hanno piazzato tende e sacchi a pelo per “sfidare” le multinazionali. Sopra le loro teste pende uno striscione: “O la Borsa o la vita”. La protesta è, nei loro intenti, un modo per “bloccare con i propri corpi” gli scambi commerciali e fermare – dicono – il consumo di combustibili fossili.

Agitano bandiere, urlano. Quando sloggiano, a dargli il cambio arriva un gruppo di liceali che alla retorica della parola sostituisce la forza simbolica del gesto. I palmi rossi di vernice, lasciano le impronte sul marmo della facciata di Palazzo Mezzanotte. Non si capisce di chi sia la “bella” idea, sta di fatto che gli imitatori non mancano. Anche se nel giro di pochi secondi ammettono: “Forse non lo rifarei”.

Puro spirito emulativo, ingrediente fondamentale di ogni ribellione. La giustificazione è semplice: “Si può essere maleducati quando si tratta di una buona causa”. Del resto, amava dire uno che dell’argomento se ne intendeva, “la rivoluzione non è un pranzo di gala”. Ieri era il libretto rosso, ora sono le mani rosse. Per fortuna la violenza oggi è fatta solo al senso estetico.

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