Una bufera si abbatte su Bergoglio: “La sua ‘strana croce’ sembra un simbolo massonico”

Di Andrea CionciLa strana croce pettorale di Francesco, d’argento e non d’oro come quelle dei papi, ha sempre destato curiosità e interpretazioni, ma senza conclusioni certe. Abbiamo parlato finora di un “Codice Ratzinger”, un sistema di comunicazione sottile, ma inequivocabile, con cui Benedetto XVI invia messaggi logici che parlano di sede impedita, di un’abdicazione mai avvenuta e di un papato emerito inesistente (questo, peraltro, da poco confermato).

Che vi sia anche un “Codice Bergoglio”, che si avvale non della logica, ma di simbolismi esoterici per inviare segnali ai suoi fedelissimi? Il guaio è, coi simboli massonici, che sono mutuati in blocco da quelli cristiani, anche se il loro significato, noto agli iniziati, è alla rovescia. Del resto, la “bestia nera” per la Chiesa cattolica è sempre stata la stra-scomunicata Massoneria che, rifiutando il “Dio che si è fatto uomo”, insegue un umanesimo spiritualizzato, un “uomo che si fa dio”.

Un libro ormai introvabile, “Ero massone. Dalle tenebre della Loggia alla luce di Cristo” di M. Caillet (2013), svela un dettaglio choccante e univoco sulla croce di Bergoglio. Questa reca, infatti, il “Buon Pastore” che però, stranamente, ha le braccia incrociate, come un dio egizio. Dopo ricerche e confronti con specialisti di tale iconografia, possiamo confermare come non esista nella storia dell’arte cristiana un’immagine simile di Gesù Buon Pastore perché le braccia incrociate prefigurerebbero il sacrificio della croce e non c’è alcuna associazione dal punto di vista biblico-teologico.

Solo un Buon Pastore ha tuttavia le braccia così, ed è quello dei Rosacroce, un ordine mistico-esoterico di cui si è sempre vociferata l’aderenza con gruppi deviati di gesuiti. Oggi l’Amorc, che ne è l’erede, si trova diffuso in America Latina e possiede un’importante loggia a Buenos Aires. Ed ecco come Caillet descrive l’ordinazione ricevuta al 18° grado di Principe Rosa Croce: «Poi imparai il segno dell’ordine, l’atteggiamento del Buon Pastore: in piedi, con le braccia incrociate sul petto».

E ancora, “Esonet”, portale di esoterismo: «Anche per la preghiera in piedi, gli avambracci sono incrociati sul petto. Questa, nella Scuola della Rosa Croce, è conosciuta come la “posizione del Buon Pastore” ed era quella assunta dai Faraoni seduti sul trono». Le società esoteriche, infatti, attingono largamente a fedi precristiane, come quella egizia ed ebraica. Notevole come il giuramento del 18° grado da Principe Rosa Croce citi l’egualitarismo delle religioni, con una formula che accomuna Cristo, Baal, Javeh, Brahma, il sole, il fuoco, persino totem di legno (Pachamama?).

Sarà dunque un caso che nell’udienza del 24 giugno 2020, festa di San Giovanni ma anche della Massoneria -, Bergoglio sia intervenuto sul Buon Pastore? Torna in mente anche la “rugiada”, da poco inserita nella II preghiera eucaristica del nuovo messale. Ne parlavano i cristiani nel III secolo, appena cento anni prima che fosse “codificato” teologicamente lo Spirito Santo. Come mai il ripristino di questa antica, obsoleta metafora? Non avrebbe senso, a meno di non scoprire che la rugiada, importante elementale esoterico, è il “Nettare dei Rosacroce” e veniva raccolta coi lenzuoli dagli alchimisti.

Il problema è che il Dio rosacrociano è incompatibile con la fede cristiana: è la “meta universale” di Pitagora, la natura e l’universo, pieno panteismo. Gesù sarebbe uno spirito appartenuto all’evoluzione umana e lo Spirito Santo un raggio cosmico entrato nel suo corpo. Non stupisce che, oggi, i Rosacroce siano propugnatori dell’ecologismo, del sincretismo e della solita fratellanza umana, cui Bergoglio ha dedicato l’enciclica “Fratelli tutti” raccogliendo entusiasmi presso le logge massoniche di tutto il mondo.

Coincidenze? Chissà, lasciamo un velo, in modo che chi non ha la pazienza di confrontarsi col diritto canonico o con l’iper-logico Codice Ratzinger possa essere illuminato anche dall'”intuizione alchemica” e capire quale sia questo famoso “unico papa” di cui parla Benedetto XVI, da otto anni, senza mai specificare quale.

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