Roma, afgano ammazza a coltellate un 42enne che non gli offre le sigarette: arrestato per omicidio volontario

È arrivato ad uccidere, fino quasi a decapitarlo, l’uomo con cui condivideva l’alloggio e la strada per un pacchetto di sigarette: per questo motivo, con l’accusa di omicidio volontario, è finito in manette il 40enne afghano Askar Leza.

Quest’ultimo viveva insieme alla vittima, il connazionale di 42 anni Amiry Najibollah, in un camper malandato posteggiato presso uno slargo di via Santa Petronilla (Tor Marancia), nei pressi di un lotto di case popolari. A lanciare l’allarme, nel cuore della notte dello scorso lunedì 2 agosto, alcuni residenti ridestati nel sonno dalle strazianti urla di dolore che provenivamo proprio dal camper occupato dai due afghani.

Quando sul posto sono sopraggiunte alcune volanti della polizia di Stato, ormai per Amiry Najibollah non c’era più nulla da fare: il 42enne è infatti spirato pochi minuti dopo. Gli agenti hanno iniziato fin da subito ad esaminare la scena del crimine, rilevando una scia di sangue che partiva proprio dall’interno del camper, luogo in cui era iniziata l’aggressione letale ai danni della vittima. Ferito a morte, il 42enne aveva cercato di trascinarsi verso la strada nel disperato tentativo di fuggire dal suo assalitore.

Quest’ultimo è stato individuato rapidamente dagli uomini in divisa nel corso del primo pattugliamento della zona circostante il luogo del delitto: Askar Leza, rinvenuto coi vestiti intrisi del sangue della vittima, è stato tratto in arresto e condotto in centrale, dove ha confessato il crimine.

Eravamo andati insieme ad un distributore notturno dove avevamo preso del tabacco“, ha spiegato agli inquirenti l’assassino, come riferito da Il Messaggero. “Ho pagato io. Una volta ritornati al camper ho chiesto i soldi delle sigarette al mio compagno che ha preso un bastone, a quel punto ho preso il coltello ed ho colpito alla cieca“. Ovviamente si tratta della versione fornita dall’omicida, impossibile al momento da confutare vista la morte di Amiry Najibollah e la mancanza di testimoni oculari. Quel che è certo è che Askar Leza ha inferto ben 30 coltellate al connazionale, continuando ad infierire su di lui anche per strada e fino quasi a decapitarlo. Delle indagini si stanno occupando ora gli agenti del distretto di Tor Carbone. Nel frattempo il magistrato di turno, una volta lette le informative degli inquirenti, ha determinato il fermo del 40enne afghano con l’accusa di omicidio volontario.

La paura dei residenti

Non è la prima volta che il comitato di quartiere di Tor Marancia denuncia la situazione di degrado dello slargo di via di Santa Petronilla all’angolo con via Flavia Tiziana. Numerosi ma inascoltati gli esposti presentati dai residenti, per il timore che venisse a crearsi una vera e propria baraccopoli (oltre al camper occupato dai due afghani anche qualche roulotte). “Stavo rincasando quando ho visto un telo bianco sporco di sangue“, racconta al quotidiano uno degli abitanti del quartiere. “Ho capito che era morta una persona e che era uno degli occupanti i camper nello slargo“.

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