Rdc, la “marchetta” dei 5 Stelle è costata agli italiani 20 miliardi. Ogni neo assunto costa 52mila euro allo Stato

Di Cristina Gauri – Roma, 11 set — Cinquantaduemila euro: è quanto costa allo Stato «creare» un posto di lavoro con il reddito di cittadinanza. «Oltre il doppio di quanto spende annualmente un imprenditore privato per un operaio a tempo indeterminato full time», cioè 25mila euro.

Lo rivela un report pubblicato dall’Ufficio studi della Cgia Mestre (Associazione artigiani e piccole imprese) che getta l’ennesima ombra — o meglio, un velo pietoso — su quell’enorme fallimento ed elefantiaco spreco di soldi rappresentato dal sussidio-elemosina di casa Cinquestelle, per il quale dalla prima metà del 2019 fino alla fine di quest’anno lo stato ha investito 19,6 miliardi.

Il reddito di cittadinanza non crea posti di lavoro

Su circa un milione di persone in difficoltà economica percettori del reddito di cittadinanza che hanno manifestato intenzione di voler lavorare, «gli ultimi dati disponibili ci dicono che solo 152 mila hanno trovato un posto di lavoro grazie al sostegno dei navigator». Nemmeno due su 10 (chi lo ha cercato).

«Ipotizzando che i titolari del RdC lo abbiano ricevuto per almeno un anno prima di entrare nel mercato del lavoro, percependo così quasi 7 mila euro, possiamo approssimativamente stimare che l’Inps abbia sostenuto, per questi 152 mila nuovi occupati, una spesa di 7,9 miliardi di euro, pari a poco più di 52.000 euro se rapportata a ogni singolo neoassunto», è la conclusione stilata nella relazione.

I percettori sono difficilmente occupabili

Secondo l’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive lavoro) «le persone che percepiscono il Reddito di cittadinanza sono difficilmente occupabili». Sfiora, cioè, il 90% la probabilità di rimanere disoccupato a distanza di 12 mesi. Questo perché la platea di soggetti interessati alla percezione del reddito hanno esperienze lavorative insufficienti o addirittura nulle.

Non sono quindi spendibili nel mercato del lavoro. Un dato che emerge dalle rilevazioni Inps, che «analizzando lo storico contributivo di queste persone nella classe di età tra i 18 e i 64 anni, segnala che solo un terzo ha avuto un’occupazione in passato». Ci troviamo quindi a dover affrontare soggetti e situazioni «a forte rischio di esclusione sociale, ovvero in condizioni di povertà economica e di grave deprivazione materiale».

Secondo i dati dell’Inps riferiti ad agosto 2021, le persone destinatarie del reddito di cittadinanza erano 3,5 milioni — poco meno di 1,5 milioni di nuclei famigliari. Tra questi 3,5 milioni di percettori del reddito, «gli over 18 che hanno sottoscritto il Patto per il Lavoro (ovvero si sono resi disponibili a trovare un’occupazione), sono — secondo l’ANPAL — 1,15 milioni, mentre la Corte dei Conti sottolinea che coloro che hanno trovato un’occupazione stabile sono poco più di 152 mila».

Cristina Gauri

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