L’accoltellatore somalo è stato cacciato da 4 Stati. Lamorgese l’ha tenuto in Italia con vitto e alloggio gratis

Di – Si salverà, ma non potrà scordare. È fuori pericolo, dopo un delicato intervento alla gola, il bambino che, nel tardo pomeriggio di sabato, è stato accoltellato da un uomo di origini somale, Somale Eduula, in fuga da un bus dove gli era stato chiesto di esibire il biglietto.

Un 11 settembre che sul calendario di un bimbo di 6 anni doveva significare soltanto l’ultimo sabato di vacanza, vigilia del primo giorno di scuola e che, invece, nella sua memoria avrà per sempre il sapore di un incubo. Miramare, viale regina Margherita, tramonto che si tinge di viola ed arancio: per Rimini l’ora più bella di una sera che profuma ancora d’estate.

La mano nella mano alla mamma. Il mondo di quel bimbo è tutto li, nella sicurezza di una famiglia venuta dal lontano Bangladesh, nell’attesa di un futuro che doveva cominciare oggi fra nuovi compagni di classe e i libri. Sabato, però, è spuntato quell’uomo, la mano armata di un coltello, la corsa disperata all’ospedale. Nella notte, mentre le forze dell’ordine fermavano il 26enne somalo e cominciavano ad inquadrare la sua storia di sbando e violenza, il bimbo lotta ancora: la coltellata gli ha reciso la giugulare.

all’Infermi di Rimini le buone notizie arrivano solo ieri pomeriggio. Il piccolo ce l’ha fatta, è in rianimazione con prognosi riservata, ma non rischia la vita. Fuori dalla sala operatoria e dal reparto, oltre ai familiari, si avvicendano il sindaco ed il vicesindaco della città amata da Tiberio, quel porto di mare da cui si salpava proprio per l’est dell’Impero romano e dove ora pure si sbarca con storie cosi diverse. Di integrazione piena per la famiglia della piccola vittima, di degrado e follia per il 26 enne che si trova in Italia da alcuni mesi, ma che in Europa era arrivato fin dal 2015, vedendosi rifiutate le richieste per lo status di rifugiato in altri 4 Paesi del Nord: Danimarca, Svezia, Germania ed Olanda hanno detto no. Lui ci ha riprovato qui, qualche mese fa. «Il nostro primo dovere ora è assistere le vittime di questa tragedia per cui serve il massimo rigore: come ha potuto un uomo già noto per la sua violenza essere libero di circolare?», si chiede amaro il primo cittadino Andrea Gnassi.

Fra Rimini e Riccione, l’aggressore sopravviveva, bighellonando spesso lungo gli 8 km di quella linea 11 su cui viaggiava anche sabato. Era ospite irrequieto e violento di una struttura di volontariato della Croce Rossa di Riccione che lo aveva già segnalato per comportamenti aggressivi. Gli inquirenti, coordinati dal pm Davide Ercolani hanno sentito ieri il somalo. Un interrogatorio di pochi minuti nel quale Eduula ha ammesso di aver fatto uso di cocaina prima del raptus sul bus. L’uomo ha ferito altre 4 persone, tutte donne, pur in modo meno grave rispetto al bimbo che si è trovato più direttamente sulla sua traiettoria di fuga scellerata. Il somalo ha, prima, aggredito le addette al controllo dei biglietti, estraendo un coltello al posto del ticket che non possedeva. Le due donne, dipendenti della ditta Holachek che lavora per i trasporti Start – Romagna, sono state trasportate all’ospedale Bufalini di Cesena: la più grave ha una prognosi di 60 giorni con ferite a torace, viso e collo; la collega ne avrà per 10 giorni.

Nel frattempo, quando l’autista dell’autobus ha compreso quello che stava accadendo, ha deciso di arrestare il mezzo lungo la trafficatissima provinciale, all’altezza della fermata del Talassoterapico. A quel punto il somalo si è buttato armato fra i passanti. Prima ha ferito di striscio, entrambe sempre alla gola, una giovane e una anziana. Poi di fronte a un hotel si è imbattuto nel bimbo per mano alla mamma e ha colpito più duro. Oggi dovrà rispondere, nel primo interrogatorio, delle accuse di tentato omicidio, lesioni e tentata rapina, avendo trasformato anche l’infanzia di un bimbo in un 11 settembre personale e dolorosissimo.

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