Gli Europei sono liberi, gli Italiani no. Cosi' fanno in Danimarca, Germania e GB mentre Draghi estende ulteriori divieti

Di Dario MartiniMentre il governo italiano si appresta ad estendere il green pass ai luoghi di lavoro, partendo dal settore pubblico, il resto d’Europa si muove nella direzione opposta. Quella della libertà. Il ragionamento è semplice: ora che le vaccinazioni hanno raggiunto un buon livello, dobbiamo iniziare a riprenderci la vita che avevamo prima della pandemia.

E ciò che sta avvenendo in gran parte dei paesi membri dell’Unione, ma anche in Inghilterra, seppur con gradazioni diverse. Dalla Danimarca, dove si affrontano le giornate come se il Covid fosse un lontano ricordo, all’Inghilterra di Boris Johnson, che fa di tutto per scongiurare il ritorno alle limitazioni, alla Spagna, dove il green pass non è più contemplato. Simile all’Italia è rimasta la situazione in Francia, primo membro della Ue ad introdurre il certificato verde.

DANIMARCA Il governo di Copenaghen ha cancellato tutte le restrizioni legate all’emergenza coronavirus. Il ritorno alla normalità nello Stato scandinavo stato graduale, ma da pochi giorni – 548 per l’esattezza dopo l’entrata in vigore delle prime restrizioni – non è più richiesto il green pass per entrare nei locali notturni. Il 74,1% della popolazione danese sopra i 12 anni ha completato il ciclo vaccinale.

Un livello praticamente uguale a quello italiano, pari al 74,4%. Il punto di svolta in Danimarca per la revoca delle restrizioni, ha spiegato il virologo danese Riis Paludan, è stato quando la maggior parte degli over 50 si sono immunizzati (da noi, mancano all’appello ancora 3,5 milioni di over 50). Il ministro danese della Salute, Magnus Heunicke, ha dichiarato ad agosto che «l’epidemia è sotto controllo», ma ha avvertito che il governo agirà secondo necessità. Già dal 14 agosto in Danimarca non è più obbligatorio indossare la mascherina sui mezzi pubblici.

Il primo settembre hanno riaperto i locali notturni, sono stati rimossi i limiti agli assembramenti pubblici e non serve più il green pass per mangiare all’interno dei ristoranti, andare allo stadio, in palestra o dal parrucchiere. Tuttavia l’uso delle mascherine è ancora obbligatorio negli aeroporti e consigliato per le persone che si recano dal medico, nei centri di analisi o negli ospedali. Il distanziamento è ancora raccomandato e si applicano rigide restrizioni all’ingresso nel Paese per gli stranieri.

INGHILTERRA Il premier Boris Johnson ha illustrato ieri la strategia per affrontare l’autunno e l’inverno. Via libera alle terze dosi di vaccino per gli over 50. I green pass, sebbene al momento esclusi, rimangono «una parte importante del nostro repertorio» e sarebbe «intelligente non escluderli» per accedere a luoghi particolarmente affollati, come i pub, ha detto Johnson. Nel piano di 32 pagine appena pubblicato si afferma che il governo «si impegna ad intraprendere qualsiasi azione necessaria per proteggere l’Nhs (il Servizio sanitario nazionale) dall’essere sopraffatto», ma «le restrizioni economiche e sociali più dannose» verranno prese in considerazione solamente come «ultima possibilità».

Si tratta del cosiddetto «Piano B», che prevede l’obbligo di indossare la mascherina, l’introduzione del green pass per una serie di luoghi al chiuso e il ricorso allo smart working. Il «Piano A», invece, che il governo invece intende perseguire nei prossimi sette me si, prevede il varo della campagna per la terza dose di vaccino. Ricordiamo che il «Freedom Day», il giorno della libertà dal Covid, è stato festeggiato in Inghilterra lo scorso 19 luglio, quando sono state tolte le restrizioni.

SVEZIA Emblematico anche il caso svedese. Dove il green pass non viene richiesto per avere una vita sociale. E dove i vaccinati sono più bassi in proporzione rispetto all’Italia. Anche delle terze dosi se ne riparlerà, semmai, il prossimo anno. In Svezia nell’ultimo mese ci sono stati solo 38 morti per Covid. Qualcuno potrà obiettare che nel paese scandinavo vivono poco più di 10 milioni di persone (in Italia 60 milioni) e che la densità demografica è molto più bassa.

E vero, ma fa comunque effetto notare che, anche adeguando il numero di decessi alla proporzione tra le popolazioni, con una popolazione pari a quella italiana avremmo dovuto avere circa 230 morti, ovvero una percentuale minima rispetto a quelli che si sono invece avuti in Italia (1.555) dal 14 agosto al 13 settembre. Inoltre, in Italia gli immunizzati con ciclo completo sono il 74,28%. In Svezia, il 60%. Eppure, la migliore situazione sanitaria a Stoccolma è stata possibile anche senza green pass, che invece il governo presieduto da Draghi si appresta ad estendere alla pubblica amministrazione.

BELGIO Anche a Bruxelles non c’l’obbligo del green pass. Tra pochi giorni, però, il governo farà una nuova valutazione. C’è invece l’obbligo della mascherina per chi lavora nel settore dell’accoglienza.

SPAGNA Inizialmente la Spagna aveva previsto l’utilizzo del green pass, ma poi l’obbligo per alcuni tipi di attività caduto dopo che il tribunale della Galizia ha dichiarato inammissibile il requisito della certificazione vedere per entrare in bar, ristoranti e locali notturni. Sentenze dello stesso tenore avevano già fatto cadere l’obbligo del lasciapassare in Andalusia, Cantabria e Canarie. Simili a quelle italiane, invece, sono le restrizioni in vigore in Francia, Grecia e Portogallo, dove l’uso del green pass è previsto per poter svolgere alcuni tipi di attività. Ma non per poter lavorare.

GERMANIA Spetta ai Länder stabilire eventuali misure restrittive. Il presidente dell’ordine dei medici tedesco ha chiesto un inasprimento per far che i non vaccinati, anche con tampone negativo, possano entrare nei bar e ristoranti. Il 62,2% dei residente in Germania è vaccinato completamente e il 66,5% ha ricevuto almeno una dose. Alcuni governi regionali, come quello di Amburgo, utilizzano una strategia particolare, limitando l’accesso agli spazi pubblici chiusi solo a vaccinati, guariti o con test negativo.

Il ministro della Salute, Jens Spahn, ha introdotto il certificato verde per accedere in alcuni luoghi sensibili, come ospedali, case di riposo, scuole, asili, carceri e centri d’accoglienza. Attenzione, però, non c’è alcun obbligo, ma solo la possibilità per i responsabili di tali servizi di richiedere la vaccinazione o un tampone negativo. Resta valido il principio che «nessun lavoratore deve in alcun modo sentirsi obbligato a vaccinarsi».

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