Fratoianni, Cirinnà, Grasso &Co.: ecco chi difende e chi nega il massacro degli italiani nelle Foibe

Di – “Adottare iniziative a tutela della libera docenza del professore Tomaso Montanari, minacciato di sospensione o addirittura di licenziamento dall’insegnamento”. È quel che chiede una dozzina di senatori giallorossi in un’interrogazione rivolta al ministro dell’Università e della Ricerca scientifica, Maria Cristina Messa.

La vicenda, come ben sappiamo, riguarda le reazioni alle critiche che il rettore dell’Università degli stranieri di Siena ha rivolto all’istituzione del Giorno del Ricordo, il 10 febbraio, quando si celebrano le vittime delle foibe. Lo storico dell’arte aveva scritto: “La destra sta ingigantendo le foibe da un punto di vista storico, numerico e soprattutto cerca di equipararla alla Shoah, dopo aver ottenuto una Giornata del Ricordo messa in calendario.

La falsificazione storica è aver creato quella giornata in contrapposizione alla Giornata della Shoah. Questa è la falsificazione, l’equiparazione dei due tragici eventi”. Di fronte alla richiesta di un suo passo indietro, poi, giorni dopo, aveva replicato: “I nuovi fascisti possono mettersi in pace l’animaccia nera: non mi dimetterò, continuerò a dire la verità”. Parole molto forti che hanno contribuito ad alimentare le polemiche e la richiesta di un passo indietro del neo rettore dell’Università per stranieri di Siena viene vissuto dai senatori giallorossi come un gesto politico più che come un segno di rispetto per le vittime delle foibe.

“Attacchi strumentali da parte dei principali esponenti della destra italiana e di numerose testate giornalistiche d’area che sono intervenuti pesantemente sulle opinioni personali di un docente universitario e rischia di ledere il principio non negoziabile dell’autonomia dell’Università”, si legge nell’interrogazione presentata da Sandro Ruotolo, Loredana De Petris, Vasco Errani, Piero Grasso, Maurizio Buccarella, Francesco Laforgia, Monica Cirinnà, Barbara Lezzi, Alberto Airola, Gianluca Castaldi, Vincenzo Garruti e Nicola Morra.

Prima di loro, con varie dichiarazioni pubbliche, erano scesi in campo altri autorevoli esponenti della sinistra come i vertici dell’Anpi, Gianni Barbacetto e il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. I firmatari dell’interrogazione ritengono che, dalla pubblicazione del primo articolo sul Fatto Quotidiano, datato 23 agosto 202, ad oggi, sia cominciato“un tiro al bersaglio contro il professore Montanari”.

Secondo i senatori giallorossi“l’accusa pretestuosa è di aver usato la sua posizione di docente universitario per ‘negare’ l’esistenza delle foibe e minimizzare il significato della legge che è stata introdotta nel 2004 sulla Giornata del ricordo delle foibe. Gli interroganti ritengono che nel ragionamento di Montanari non vi sia “alcuna accusa di negazionismo” e che, anzi, tutte le polemiche che ruotano attorno alla sue parole coincidono “con alcune questioni come quella del sottosegretario Durigon o della nomina alla guida dell’Archivio Centrale dello Stato di Andrea De Pasquale”.

“Il ‘caso Montanarì interviene su una materia delicatissima sancita dalla nostra Costituzione con parole inequivocabili agli articoli 21 (libertà di espressione) e 33 (libertà di insegnamento)”, evidenziano i senatori che, nella loeo interrogazione, chiedono l’intervento del ministro“a tutela delle opinioni personali di un docente universitario, a breve rettore di un ateneo pubblico, e la difesa del principio non negoziabile dell’autonomia dell’Università”.

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