Fisco, l'”usuraio” Draghi ha tradito le promesse: non solo le cartelle, la grave beffa dei debiti per Covid

Di Sandro Iacometti – Lo scorso 21 luglio il ministro dell’Economia, Daniele Franco, mettendoci il suo timbro sopra, ha spedito in Parlamento una relazione elaborata dalla Agenzia delle entrate e dalla Riscossione (che poi fanno capo sempre ad Ernesto Maria Ruffini) sui criteri per la revisione del meccanismo di controllo e di discarico dei crediti non riscossi.

Il problema, antico e irrisolto, è che malgrado l’inesigibilità palese di oltre il 90% delle somme in carico alla ex Equitalia, nessuno, neanche dopo 20 anni, può dichiarare persi quei quattrini. E il magazzino delle “sofferenze” dell’erario si è gonfiato a dismisura, arrivando, dal 2.000 ad oggi a contenere ben 1.000 miliardi di debiti verso l’erario.

Il sistema bizzarro non crea danni solo allo Stato, che contabilizza cifre inesistenti e spreca risorse inutili a caccia di fantasmi, ma anche ai contribuenti, che sono costretti a rivolgersi al commercialista (pagando) per chiudere delle pendenze di poche decine di euro risalenti ad ere preistoriche o si vedono arrivare a casa dopo decenni raffiche di atti di cui neanche sapevano l’esistenza.

La stagione delle rottamazioni, rese timide da chi si indignava per il condono mascherato, è riuscita solo a scalfire la montagna di crediti non riscossi. Di qui la proposta, scritta nero su bianco nel documento su cui il governo ha messo il cappello, di intervenire sull’impianto normativo che regola il discarico per inesigibilità, attraverso una decadenza automatica delle somme non incassate dopo «un congruo periodo di tempo dall’affidamento dei crediti alla riscossione». Periodo che la relazione individua in 5 anni.

Ebbene, della riforma promessa (subito bollata da sinistra e M5S come l’ennesima sanatoria a favore degli evasori) neanche l’ombra. Così come di quella più generale del fisco, che Mario Draghi aveva detto di voler licenziare, seppure sotto forma di legge delega, entro luglio. Al loro posto, malgrado lo stato di emergenza, le varianti Covid, le misure anti pandemia ancora pienamente in vigore e alcune categorie produttive in grandissimo affanno, è arrivato lo sblocco delle cartelle esattoriali a partire dal primo settembre. Non qualcosa di traumatico, intendiamoci. Per convincere i partiti di governo più scettici, a partire dalla Lega e da Forza Italia, che solo ieri ha ribadito la sua proposta di congelare la riscossione fino a dicembre, l’esecutivo ha assicurato che il fisco avrebbe usato i guanti di velluto. «Durante la pandemia si sono accumulati 25 milioni di atti», ha spiegato il viceministro all’Economia, Cecilia Guerra, «ma non verranno ovviamente inviati in un giorno solo, ci sarà uno scaglionamento». Scaglionati o no, restano 25 milioni di atti. Come dare una scarica di cazzotti a chi è appena uscito dal coma. Ma non tutti insieme. Uno per volta.

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