Clamorosa batosta per la Magistratura, assolti dell’ Utri, Mori e i Carabinieri: “Nessuna Trattativa Stato-Mafia”

– Tutti assolti. La sentenza di appello del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia demolisce il primo grado e smonta per intero la tesi accusatoria dei pm di Palermo che chiedevano di confermare le condanne di primo grado.

Assolti il generale dei Carabinieri Mario Mori, il suo parigrado Giuseppe De Donno e il colonnello Mario Subranni, condannati in primo grado a dodici anni il primo e il secondo, a otto anni il terzo, perché il fatto non costituisce reato. Assolto Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a dodici anni, perché il fatto non costituisce reato. Il dispositivo della sentenza è stato letto poco dopo le 17.00 nell’aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo.

I giudici della Corte d’assise, presieduta da Angelo Pellino, erano entrati in camera di consiglio lunedì. Assolti dunque gli imputati politici e i militari dell’Arma. Pena ridotta da 28 a 27 anni per il boss Leoluca Bagarella, confermata quella a dodici anni per Antonino Cinà, l’ex medico di Totò Riina, confermata la prescrizione per Giovanni Brusca.

Nell’aprile del 2018, la sentenza di primo grado aveva stabilito che, nei mesi delle stragi mafiose del 1992 e del 1993, alcuni uomini delle istituzioni avevano fatto da tramite in una vera e propria trattativa con i vertici di Cosa nostra. Più che di una trattativa – questa la tesi dei giudici – si era trattato di un ricatto: i boss avevano preteso l’allentamento della pressione antimafia in cambio di uno stop agli attentati. La trattativa con lo Stato sarebbe poi proseguita fino al 1994, quando entrò in carica il primo esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. E a fare da tramite tra il Cavaliere e i boss sarebbe stato Marcello Dell’Utri. Una ricostruzione che la sentenza di oggi rade al suolo.

Tra le due sentenze è diventata definitiva l’assoluzione di Calogero Mannino, più volte ministro, che i pm avevano accusato del reato di “violenza o minaccia verso un corpo politico dello Stato”. Mannino era stato addirittura accusa di aver promosso la trattativa, nel timore di poter finire nel mirino delle cosche. Tra i primi a commentare l’esito dell’Appello proprio Marcello Dell’Utri: “Sono commosso, è un peso che se ne va dal cuore“.

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