“Non mi devi guardare e non devi ridere”: e lo straniero accoltella 3 italiani, uno ferito in modo grave

Di TRIESTE. La giurisprudenza li chiama motivi “abbietti” o “futili”. Più semplicemente stupidaggini, idiozie. D’altronde cos’altro è una provocazione che comincia con un «cos’hai da guardare?», «cosa ridi?». E che culmina con un brutale pestaggio e una coltellata al petto. Un tentato omicidio.

Questo è successo la notte del 27 giugno in piazza della Cattedrale a San Giusto. Una lite finita a lame e sangue, innescata da un clan di dominicani che se la prende per un nonnulla con un gruppetto di triestini.

Nei giorni scorsi la Squadra mobile di Trieste, dopo un accurato lavoro investigativo, ha arrestato Leudy Gomez Rodriguez, 21 anni, nato in Repubblica Dominicana. Un tipo pericoloso, scrive il gip Luigi Dainotti nella ordinanza che ha disposto il carcere. «Si atteggia a piccolo boss malavitoso che cerca di affermarsi con i connazionali e di mettersi in evidenza nella criminalità giovanile locale». Rap, droga. Violenza.

I fatti sono stati ricostruiti dagli agenti della Mobile, nell’inchiesta diretta dal pm Maddalena Chergia, anche grazie a numerose testimonianze raccolte con chi ha assistito all’episodio. Dalle carte giudiziarie ora emergono i dettagli sull’accaduto, in tutta la sua incredibile banalità. La banalità del male. La notte del 27 giugno la scena si presenta così nel piazzale antistante la Cattedrale: sette ventenni triestini, di cui tre di origine serba, che chiacchierano tra loro. La zona è da un po’ di tempo meta della movida.Poco più in là ecco il gruppetto di sudamericani capeggiato da Leudy Gomez, petto nudo, cappellino rosso e pantaloncini da basket. I ragazzi di colore se la passano con musica ad alto volume, con tanto di cassa portatile, canticchiando a mo’ di rap parole quali «Io sono il capo, io faccio quello che voglio…». L’altro gruppetto di ventenni, disturbato dalla musica a volume altissimo, decide di spostarsi. È a quel punto che uno dei sudamericani si avvicina con fare arrogante, puntando uno dei triestini: «Perché ridi? Perché ridi del mio amico con la radio?». L’altro risponde: «Cosa vuoi?».

Parte un primo pugno in faccia al giovane. Tre amici si avvicinano per difenderlo, ma vengono a loro volta aggrediti. Qualcuno fugge. Altri due ragazzi tentano di scappare ma vengono raggiunti da Gomez e da un complice che li investono con una furia di calci e pugni. «Vi ammazziamo». Gomez impugna un coltello e ferisce tre coetanei. Sangue ovunque. Due non sono gravi, mentre uno si prende un fendente all’emitorace destro, con interessamento dei polmoni. Sarà ricoverato in prognosi riservata, con anche una frattura al volto. Si salverà.

Per il pm che ha indagato sul caso è un tentato omicidio a tutti gli effetti: il dominicano ha usato un coltello di 22 centimetri, con 12 di lama. Ha sferrato il fendente sul ragazzo ferito in modo più grave con un movimento dal basso all’alto. Voleva uccidere, scrive il gip nelle carte giudiziarie. Ed è un miracolo che ciò non sia avvenuto. Il punto in cui il ragazzo è stato colpito contiene organi vitali: polmoni, cuore e la vena cava inferiore. «La coltellata non ha cagionato la morte per un caso fortuito», annota il giudice. Ieri Gomez è stato interrogato dal gip. È rimasto in silenzio.

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