Il prof. Contri: “Basta chiamarli vaccini. Sono Terapie Sperimentali. Tentano di delegittimare le poche voci dissonanti”

Da Affari Italiani – Sui social network, il caso del momento è costituito da un post di solo testo. Niente Tik-Tok, niente video acchiappa-like, solo testo. Per di più su un network frequentato da professionisti come Linkedin, sul quale 20.000 visualizzazioni in tre giorni e centinaia di commenti per un post di testo costituiscono una eccezione davvero rilevante.

C’è di mezzo il tema dei temi, i vaccini, e un professionista della comunicazione come Alberto Contri, da mezzo secolo ai vertici di multinazionali e di associazioni del settore (per 20 anni è stato anche presidente di Pubblicità Progresso), da tempo docente di comunicazione sociale in diverse università.

Prof. Contri, ma cosa ci combina? Si è messo alla testa dei No-Vax, adesso?

Questo è quello che dicono alcuni detrattori, ma non è affatto vero. Ho sempre creduto nei vaccini ben sperimentati e ne conosco la storia. Ma è successo che ho cominciato ad osservare tutti gli accadimenti legati al SARS-CoV-2 partendo proprio dalla comunicazione, rilevando una serie di elementi che mi hanno fatto riflettere.

Quali?

Sono rimasto colpito da una narrazione insistente intorno ad un termine usato in maniera non corretta. Alludo ai vaccini, che tali non sono, in quanto si tratta di terapie geniche sperimentali. Mentre il termine “vaccini” riporta alla mente di ognuno quelli fatti nell’infanzia e in altre occasioni, tutti a base di germi attenuati, uccisi, o loro componenti, con i quali vengono fatti paragoni del tutto impropri. Mentre quelli anti-Covid seguono un procedimento del tutto diverso, interessante ma ancora sperimentale.

Ho rilevato poi sui mass media una informazione del tutto univoca, troppo simile ad una campana talmente chioccia e petulante da risultare stonata, e quindi sempre più sospetta. Palese il tentativo di delegittimare o ridicolizzare le poche voci dissonanti, mentre ad un gruppetto di virologi, di membri del Cts e del Ministro della Salute sono sempre state fatte delle classiche interviste “in ginocchio”, anche da giornalisti specializzati nell’informazione medica. Ulteriore interesse hanno destato i cosiddetti siti “anti-bufale”, gestiti anche da incompetenti in medicina, sempre pronti a controbattere usando i comunicati stampa dei produttori dei vaccini ora in uso, e a smentire dati di criticità con ragionamenti fantasiosi.

Se ci fosse ancora uno straccio di giornalismo di inchiesta, sarebbe interessante indagasse su chi li finanzia. Anche perché non è cosí difficile scoprirlo. Infine mi hanno profondamente stupito le affermazioni invero apodittiche come quelle del Presidente Mattarella e soprattutto del Premier Draghi, perché tutto quello che sta succedendo nei paesi con il più alto numero di vaccinati dimostra che sono scientificamente improponibili. E ora si stanno esponendo ad una figura perlomeno imbarazzante. Questo per quanto riguarda la comunicazione.

I suoi detrattori la sfottono proprio in quanto docente di comunicazione, e non di materie scientifiche…

Dovrebbe vedere il loro disappunto quando rivelo che per venti anni sono stato ai vertici del più grande network multinazionale specializzato nella comunicazione alla classe medica, lavorando gomito a gomito con tutte, ma proprio tutte, le aziende farmaceutiche internazionali e nazionali. Conoscendo a fondo le loro attività di ricerca e le loro modalità di lobby nei confronti della classe medica, dei media e della società. Ma quello che più conta è che, dovendo approfondire tematiche di ogni genere per spiegarle ai medici, ho sviluppato un approccio interdisciplinare ed olistico alle varie branche della medicina, ben diversamente da quello dei virologi televisivi e degli esperti di statistica.

Ci parla del caso-Linkedin?

Ho postato un fondo di Sallusti, ora condirettore di Libero, che dopo l’approvazione definitiva da parte dell’FDA americana al vaccino Comirnaty della Pizer (senza attendere la conclusione del follow up pianificato per il 2023), si è letteralmente scatenato contro i preoccupati o renitenti verso questo tipo di vaccini, sostenendo che finalmente “la Scienza” aveva posto la parola fine a tutti i dubbi su efficacia e sicurezza, e che i non vaccinati sono degli sciagurati che mettono a rischio la salute della comunità. Ho rilevato che i suoi toni mi parevano eccessivi, proprio a fronte della crescita dei contagi nei paesi con il maggior numero di vaccinati, e ho notato che anche Libero si era aggiunto ad un coro praticamente unanime di stampa e tv che non ammette discussioni sulle criticità di farmaci che non sono affatto vaccini tradizionali, giova ripeterlo.

E cosa è successo?

Che in tre giorni questo post ha totalizzato 20.000 visualizzazioni, oltre un centinaio di commenti e, sorpresa delle sorprese, al 95% d’accordo con la mia posizione. Smentendo la vulgata che i critici di questa modalità di affrontare il Covid 19 appartengano ad una classe medio-bassa e ignorante, dato che su Linkedin si ritrovano soprattutto laureati, manager, professionisti, operatori assai qualificati. Molti dei quali in grado di leggere un lavoro o una tabella di dati pur non avendo un background medico-scientifico. La discussione è diventata particolarmente interessante, dato che giusto un giorno dopo l’intemerata di Sallusti con tutte le sue granitiche certezze, è intervenuto il British Medical Journal (una delle più autorevoli riviste scientifiche del mondo) che, ad opera del suo senior editor Peter Goshi (https://ift.tt/3t8OvJN approval-of-a-covid-19-vaccine/) ha criticato aspramente l’FDA per aver violato una serie di procedure sempre rispettate per altri vaccini e farmaci.

Rilevando la costante crescita di effetti collaterali gravi, l’efficacia che si è ridotta già a sei mesi e anche meno, e il fatto che i vaccinati in molti casi risultano comunque contagiosi. Nel frattempo è stata pubblicata una intervista del dr. Malone (l’inventore della tecnica mRNA messaggero, https://ift.tt/3jw66Z6) molto dubbioso sul fatto che i vantaggi superino i rischi. Il colpo di grazia è stato dato da un autorevole professore di virologia di Harvard, Martin Kulldorf, che in una dettagliatissima intervista (https://ift.tt/3fPKF2K) ha parlato senza mezzi termini di “fiasco” dell’intero approccio al Covid 19, smentendo senza mezzi termini l’efficacia dei lockdown e dei Green Pass.

È possibile che questo interesse si sia sviluppato perché in generale sui mass media le informazioni critiche non si trovano?

Sicuramente. Ma anche perché riguardo ad efficacia e sicurezza i soliti camici bianchi intervistati ovunque fanno affermazioni con tale certezza da sembrare convincenti, quando a volte sono palesemente false, e per forza di cose i dubbi cominciano a diffondersi. Nella trasmissione “In onda” su La 7, l’onnipresente prof. Bassetti ha tentato di smontare la vulgata secondo la quale i nuovi vaccini non sarebbero ancora in fase sperimentale. Secondo il garrulo professore, “non è vero che sono stati trovati in fretta come si dice, perché in realtà la tecnologia RNA messaggero la si sta studiando dal 1990, e inoltre si tratta di vaccini a tutti gli effetti assolutamente efficaci e sicuri”.

Ora, un conto è lo studio delle terapie geniche in generale, un conto è la oggettiva breve durata della sperimentazione degli attuali vaccini, dichiarata e ammessa in modo temporaneo e condizionato nelle stesse documentazioni di registrazione, a fronte della situazione di emergenza. La risposta a Bassetti in termini di sicurezza la troviamo in un seminario tenuto in Senato proprio su questo tema. Tra i vari relatori vale la pena di citare il prof. Frajese, endocrinologo dell’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”. Fra i tanti problemi evidenziati, ha segnalato che per la fretta non sono stati fatti gli studi sulle interazioni farmacocinetiche, né quelli di tossicocinetica, né di genotossicità, e – udite udite – di carcinogenicità, il che, parlando di vaccinare bambini e bambine, è davvero grave.

Tanto più che in un annesso della documentazione Pfizer, si trova un lavoro da cui si apprende che nei ratti le proteine spike si distribuiscono in 48 ore in diversi organi, e in percentuale assai alta nelle ovaie” (qui il suo intero intervento: urly.it/3f1b3). Recentemente il dr. Peter Schirmacher, uno dei più autorevoli patologi tedeschi, docente all’Università di Heidelberg, ha sostenuto che le morti causate dal vaccino sono ampiamente sottostimate, riportando una analisi su 40 autopsie in base alle quali i casi di morte correlata al vaccino sono risultati pari fino al 40%.

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