Sostegno al Referendum sulla Giustizia, le toghe rosse gliela fanno pagare cara: Renzi di nuovo indagato

Di Luca Sablone – Arriva puntuale quello che potrebbe essere considerato una sorta di “fallo di reazione” da parte dei magistrati: Matteo Renzi è indagato per finanziamento illecito e false fatturazioni insieme al manager Lucio Presta. Stando all’anticipazione fornita dal quotidiano Domani, qualche giorno fa la procura di Roma avrebbe iscritto il leader di Italia Viva nel registro degli indagati “in merito a un’inchiesta sui rapporti economici con l’agente televisivo“.

Al centro dell’indagine – sempre secondo il giornale – ci sarebbero i bonifici del documentario “Firenze secondo me”, che nel 2019 finirono in una relazione dell’antiriciclaggio della Uif (Unità di informazione finanziaria per l’Italia).

Il quotidiano riporta che il documentario “costato quasi un milione di euro tra compenso per Renzi e spese di produzione, ad oggi non ha incassato nulla“. I soldi ottenuti da Presta, “già organizzatore della Leopolda“, sarebbero serviti all’ex presidente del Consiglio per “restituire parte del prestito da 700mila euro che aveva ricevuto dalla famiglia Maestrelli per l’acquisto della villa di Firenze“.

Ora la procura di Roma vuole vedere chiaro sulla regolarità dell’operazione: i sospetti maggiori non sono incentrati tanto sul documentario ma, scrive Domani, i dubbi toccherebbero “altri due contratti e relativi bonifici da centinaia di migliaia di euro a favore di Renzi, scoperti dopo una verifica fiscale nella sede dell’Arcobaleno Tre“. I pm parlerebbero di “rapporti contrattuali fittizi, con l’emissione e l’annotazione di fatture relative a operazioni inesistenti, finalizzate anche alla realizzazione di risparmio fiscale, consistente nell’utilizzazione quali costi deducibili inerenti all’attività d’impresa costi occulti del finanziamento della politica“.

La reazione dei magistrati

Proprio nei giorni scorsi Renzi ha pronunciato dichiarazioni di certo non accomodanti nei confronti del mondo della magistratura. Innanzitutto l’ex premier ha strizzato l’occhio verso la raccolta firme per i referendum sulla giustizia lanciata dalla Lega e dal Partito radicale. Ci stiamo ragionando se firmarlo, non c’è obbligo di partito, ha fatto sapere nelle scorse ore. A questo si aggiunge che oggi il numero uno di Italia Viva ha lanciato il suo nuovo libro “Controcorrente” ed è già primo in classifica per le vendite. Un libro – ha assicurato – utile per togliersi “molti sassolini” dalle scarpe.

Nel corso della presentazione alla Camera dei deputati, Renzi ha denunciato amaramente: “I miei genitori sono arrivati a 65 anni da incensurati. Sono entrato in politica e sono diventati Bonny and Clyde o la Banda Bassotti“. “C’è un magistrato che ha chiesto l’arresto di mio padre e di mia madre, poi ha indagato mio cognato, poi non potendo indagare mia nonna che ha 101 anni, ha indagato me per più di un reato e ha creato le condizioni del processo“, ha aggiunto. Ha poi parlato anche del processo Open, a suo giudizio un punto preoccupante in quanto lo reputa un processo alla politica: “Non si processa il finanziamento di nascosto ma si pretende che i finanziamenti li decide il giudice penale“. In sostanza il suo ragionamento è che lui viene accusato di aver fondato una corrente “e il giudice penale pretende di decidere che io ho formato una corrente e sequestra 30 telefoni di persone“.

All’indomani di tutto, quindi, sembra proprio che il referendum e il libro “con in quale mi sono tolto molti sassolini” abbiano fatto sobbalzare dalla sedia le toghe che subito sono partite col contrattacco. Contrattacco contro Renzi.

Leggi la notizia su Il Giornale

L'articolo Sostegno al referendum sulla giustizia, le toghe rosse gliela fanno pagare cara: Renzi di nuovo indagato proviene da Rassegne Italia.