La Lega con in testa Borghi, Siri, Bagnai e Pillon in piazza con il popolo “No Green Pass”: Salvini dà il benestare

– Si aprirà formalmente solo il 3 agosto, ma di fatto il semestre bianco è ormai iniziato. Così, scansato il rischio delle elezioni anticipate, le forze politiche che compongo la maggioranza possono muoversi con molto più agio e dare voce alle loro fibrillazioni su tutti i temi caldi in agenda a Palazzo Chigi prima della pausa estiva. Dalla riforma della giustizia fino alla questione dei vaccini e del green pass. Tema, quest’ultimo, su cui si sta registrando una forte frizione tra Mario Draghi e la Lega.

Approvato il passaporto verde in Consiglio dei ministri (sarà obbligatorio dal 6 agosto) e proprio nelle ore in cui il governo si appresta a dare una decisa stretta sull’obbligo vaccinale per i docenti, il Carroccio ha infatti annunciato un’adesione in ordine sparso alle manifestazioni di piazza dei prossimi giorni. Non Matteo Salvini, che si limita a ribadire il suo «no» all’obbligo di vaccino sia per i ragazzi che per professori e lavoratori in generale.

Ma che non arriverà a manifestare contro il suo governo. A differenza, però, di una pattuglia di parlamentari leghisti neanche troppo sparuta – se ne annunciano una trentina oggi a Roma – e con alcuni volti piuttosto noti: dal deputato Claudio Borghi ai senatori Armando Siri, Alberto Bagnai e Simone Pillon. Tutti hanno avuto il via libera del leader della Lega che ha lasciato «libertà di coscienza». Insieme a loro a piazza del Popolo dovrebbe esserci anche l’ex Front national Florian Philippot, a capo della protesta contro il pass verde introdotto in Francia da Emmanuel Macron. E sempre oggi sono previste fiaccolate di protesta in dodici città, da Milano a Palermo passando per Genova.

Manifestazioni che seguono quelle dello scorso week end (per i cortei non autorizzati sono partite le denunce a Genova e Piacenza) e il corteo di ieri a Roma, un flop visto che la presenza si è limitata a un migliaio di persone contro le 50mila annunciate. Tutte situazioni che al ministero dell’Interno monitorano quotidianamente con grande attenzione, seguendo come criterio guida – condiviso con Palazzo Chigi dal ministro Luciana Lamorgese – quello di riservare ai manifestanti spazi i più ampi possibili, così da limitare assembramenti e, di conseguenza, contagi.

Resta, però, il nodo politico. Quello di una forza di maggioranza che in Consiglio dei ministri ha dato il via libera al green pass e che ora scende in piazza per chiedere di ridiscutere il provvedimento in Parlamento. Un’accelerazione che forse dipende anche dal grande gelo di questi giorni tra Draghi e Salvini. Dopo l’affondo del premier («un appello a non vaccinarsi è un appello a morire o a far morire», disse commentando lo scetticismo del leader della Lega sui vaccini per i giovani), tra i due non c’è più stato alcun contatto. E pur essendo le diplomazie al lavoro – tanto che è possibile che vi sia un incontro nelle prossime ore – Salvini in privato non esita a definirsi ancora molto «risentito» e «amareggiato» per l’accaduto. Anche per questo, forse, Draghi vuole evitare di entrare in polemica con la Lega sulla piazza di oggi, tanto che da Palazzo Chigi non filtra alcuna considerazione in proposito. Di certo, però, il premier non si muove dalle sue posizioni. Resta convinto di quanto detto sui vaccini. E, soprattutto, rimane deciso ad andare avanti sia sull’obbligo vaccinale per i docenti, sia sul green pass per i lavoratori dei settori nei quali dal 6 agosto entrerà in vigore il passaporto verde. Due provvedimenti che dovrebbero arrivare nel Consiglio dei ministri in programma domani.

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