Inizia la guerra di Trump contro le Big Tech. Il tycoon fa causa a Google e social: “Violano il primo emendamento”

Di Ludovica Colli – New York, 8 lug – Donald Trump fa causa Facebook, Twitter e Google: per l’ex presidente Usa violano il primo emendamento della Costituzione americana sulla libertà d’espressione. Il tycoon trascina in tribunale le tre Big Tech che lo hanno bandito a seguito dell’assalto al Congresso, chiedendo il ripristino degli account e un risarcimento danni.

Class action di Trump contro Facebook, Twitter e Google

Trump si è messo a capo di una class action contro Twitter, Facebook e Google (per Youtube) e i loro amministratori delegati (Mark Zuckerberg e Jack Dorsey, Susan Wojcicki). L’accusa è di silenziare le voci conservatrici e dichiarandosi vittima di censura. Dal suo golf club di Bedminster in New Jersey, dove trascorre l’estate, il tycoon ha annunciato di voler intraprendere l’azione legale in una corte federale della Florida. “Chiediamo la fine dell’oscuramento, di questo silenziare, ricattare, bandire e cancellare che voi conoscete benissimo”, spiega in conferenza stampa.

“Se possono farlo a me possono farlo a chiunque”

Hanno censurato e messo nella lista nera le persone per motivi politici. Se possono farlo a me possono farlo a chiunque. La libertà di parola è un diritto dato da Dio“, esclama Trump. L’iniziativa legale di Trump è resa possibile da una legge, approvata a maggio in Florida, che permette ai politici sospesi dai social di citare in giudizio le compagnie.

Tuttavia la legge in questione è destinata a entrare in conflitto con quanto stabilito dalla Costituzione. La scorsa settimana un giudice federale della Florida ha respinto l’attuazione della legge, definendola un “tentativo di costringere le piattaforme social a ospitare discorsi politici”, in violazione proprio del primo emendamento.

Il ban contro l’ex presidente Usa

L’ex presidente Usa è stato cacciato dalle tre piattaforme social per aver diffuso accuse di brogli elettorali alle presidenziali. E soprattutto perché avrebbe incitato i suoi sostenitori ad assaltare il Congresso a Washington il 6 gennaio scorso. I tre social hanno giustificato il ban con il timore che Trump potrebbe istigare altre violenze. Il tycoon si è ritrovato così senza il suo potente megafono dei social. Un duro colpo per il leader repubblicano (di cui se ne continuano a dire di tutti i colori), intenzionato a non mollare e forse a ricandidarsi alle prossime presidenziali, nel 2024.

Chi sostiene l’azione legale del tycoon

L’azione legale di Trump è sostenuta da America First Policy Institute, un’organizzazione no profit che continua a portare avanti le politiche dell’ex presidente. Il ceo, Linda McMahon, è stata direttore dell’Agenzia per le piccole imprese durante la sua amministrazione. Adesso, attraverso la sua organizzazione, procederà con  battaglie legali non solo verso i tre giganti del web, ma anche contro esponenti del governo.

Ludovica Colli

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