Davide morto a 18 anni per arresto cardiaco. A giugno si era vaccinato con Pfizer ma “non c’è correlazione”

Da Il Messaggero La Regione Veneto vuole vederci chiaro su Davide Bristot, il ragazzo di Sedico morto, nella notte tra martedì e mercoledì, dopo essere stato visitato al pronto soccorso. Il governatore Luca Zaia ha incaricato l’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, di attivare un servizio ispettivo regionale «che avrà il compito di effettuare una verifica sulle modalità di assistenza ricevute dal ragazzo al pronto soccorso del nosocomio bellunese».

In altre parole, si cercherà di capire se l’assistenza medica ricevuta dal 18enne Davide Bristot, all’interno del Pronto soccorso di Belluno, sia stata o meno consona al quadro clinico che il ragazzo presentava: mal di testa e, da martedì sera, anche attacchi di vomito. Una sorta di indagine che si affianca a quella aperta dalla magistratura che a poche ore dal decesso aveva già aperto un fascicolo con un’ipotesi di reato precisa: omicidio colposo.

Davide morto, tutti i dubbi

La morte del 18enne, avvenuta quella stessa notte, lascia tanti interrogativi. Il referto medico parla in modo generico di un “arresto cardio-circolatorio”. Ma cosa lo ha ucciso davvero? C’è un’inchiesta per omicidio colposo, aperta dalla Procura di Belluno. Lunedì l’autopsia proverà a rispondere alla domanda tramite l’autopsia sul corpo del 18enne.

E c’è anche un indagato: il medico del Pronto Soccorso che ha visitato e poi dimesso Davide, firmando il referto. A questa indagine, ieri pomeriggio, se ne è aggiunta un’altra che tecnicamente si chiama “servizio ispettivo regionale”. È la sanità regionale che guarda dentro il suo braccio operativo provinciale per cercare di capire se qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto. Un iter che, solitamente, è limitato al livello locale.

Quando ci sono morti sospette come questa, l’azienda sanitaria di riferimento apre un’inchiesta interna e avvia gli accertamenti. L’ultima parola, proseguendo con il ragionamento, spetta alla direttrice generale dell’Ulss (ossia Maria Grazia Carraro). In questo caso, però, il controllo si sposta al livello superiore. Il governatore Luca Zaia ha chiesto che venga aperto un servizio ispettivo dando agli ispettori un compito estremamente preciso: «effettuare una verifica sulle modalità di assistenza ricevute dal ragazzo al Pronto Soccorso dell’ospedale bellunese». Perciò l’assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin ha avviato la procedura di attivazione di un’ispezione al San Martino di Belluno per far chiarezza sulla morte del 18enne di Sedico Davide Bristot.

IL DESTINATARIO
La differenza tra questa indagine e quella interna è tutta racchiusa nel destinatario degli accertamenti: la relazione finale in questo caso verrà posata sulla scrivania del direttore generale della sanità veneta Luciano Flor. Sarà lui, questa volta, a valutare ciò che emergerà dagli atti e capire se qualcosa non abbia funzionato e a che livello. Quindi, anche sopra del medico del Pronto Soccorso che ha firmato il referto. Nel frattempo, l’Ulss Dolomiti ha ribadito la piena disponibilità: «La morte di Davide – ha scritto in una nota l’azienda sanitaria – ha colpito la comunità locale e l’ospedale. Noi siamo a disposizione, garantendo la massima collaborazione». Il caso di Davide Bristot presenta tante incognite. Pur dovendo attendere i risultati dell’autopsia e gli accertamenti che ne seguiranno, si può già dire qualcosa.

«CERVICALGIA E VOMITO»
Ed elencare gli unici punti fermi della vicenda: ingresso al Pronto Soccorso verso le 22.30 con “cervicalgia e vomito”; visita del medico; prelievo del sangue e flebo; dimissione alle 23.33; morte nella notte. Ora è necessario riempire i vuoti tra un punto e l’altro, capire la causa o le cause della morte e chiarire eventuali responsabilità mediche. Quasi un mese fa, il 17 giugno, Davide aveva ricevuto una dose di vaccino Pfizer. Sembra trascorso troppo tempo per ipotizzare una correlazione tra la somministrazione del siero e il decesso (lo ha sostenuto anche il padre) ma niente sarà lasciato al caso. «In ospedale – ha raccontato il papà di Davide – ci hanno detto che andava tutto bene. Nessuno va a pensare che un ragazzo di 18 anni ha qualcosa. Ma a volte, forse, è proprio il giovane che avrebbe bisogno di un’attenzione particolare in più».

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