Disastro sanitario a Lampedusa, allarme negli hotspot: “Non solo Covid, anche scabbia e tubercolosi”

Non si arrestano gli sbarchi. Solo nella notte del 16 maggio sono state due le imbarcazioni giunte sulle coste di Lampedusa. Per un totale di 134 persone: prima 61, tra loro 8 bambini e 5 donne (due incinte), poi una barca con 73 uomini. Non solo, stando a La Stampa, nell’isola era già arrivato un barchino con 16 tunisini, compreso un minore. Al momento sono tutti nell’hotspot, riempito dopo che gli oltre duemila migranti arrivati tra domenica 9 e lunedì 10 maggio erano stati trasferiti.

Numeri importanti che si vanno ad aggiungere ai salvataggi portati a termine dalla Sea-Eye4, la nuova nave della omonima Ong tedesca alla sua prima missione. Sono state cinque operazioni di salvataggio in meno di tre giorni: prima due libici, poi 172 persone su due imbarcazioni avvistate quasi in contemporanea, quindi altre 50 quando era già buio. Le ultime due operazioni di soccorso tra la notte e l’alba, quando la nave umanitaria ha preso a bordo un altro centinaio di persone quasi tutte siriane. Ora invece sulla Sea-Eye4 ci sono all’incirca 330 migranti.

A raccontare il dramma che stanno vivendo da mesi gli abitanti di Lampedusa è il deputato della Lega, Eugenio Zoffili: “Sono venuto per la quinta volta da quando sono deputato a Lampedusa dove ho effettuato questa mattina un sopralluogo all’hotspot di Contrada Imbriacola in vista dell’audizione presso la Bicamerale Schengen del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese – ha spiegato per poi continuare -. A fronte di una capienza massima di 250 migranti, nel centro ne sono presenti 317 dei quali 252 minorenni. Oltre a qualche caso di Covid, tra le patologie rilevate ci sono la scabbia e la tubercolosi che si aggiungono a ustioni e violenze, soprattutto sessuali ai danni delle donne che, in diversi casi, sbarcano gravide a seguito di stupri”. E ancora: “Dopo la visita all’hotspot, ho incontrato alcuni cittadini insieme al responsabile Lega dell’isola, Attilio Lucia. Tutti mi hanno detto di volere turisti, non clandestini, e per ottenere questo risultato è necessario lavorare di più sui rapporti diplomatici coi paesi di provenienza degli immigrati”.

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