Covid, Madrid apre tutto e crollano i morti, a Milano con il lockdown aumentano. Speranza si deve dimettere!

L‘efficacia del lockdown totale all’italiana è sempre più in dubbio. Inizia a pensarlo anche il Corriere della Sera che paragona la situazione di Madrid a quella di Milano, argomento caldo delle ultime ore. Se si analizzano i dati, emerge come Madrid (aperta) abbia patito meno la Covid della Lombardia (chiusa). Agli albori della stagione invernale, la Lombardia registrava 107 nuovi positivi giornalieri e 5 decessi contro i 952 infetti e 50 morti di Madrid. Secondo la logica delle chiusure, Madrid avrebbe dovuto abbassare serrande e rinchiudere i cittadini in casa, ma la gestione della Comunidad spagnola è stata ben diversa.

Dal 1 ottobre 2020 al 30 marzo 2021, Madrid ha invece progressivamente riaperto: chiusure limitate nei singoli quartieri e coprifuoco dalle 23. Milano, come buona parte dell’Italia, ha invece mantenuto finora le chiusure con qualche (impercettibile) riapertura. La metropoli spagnola ha invece riaperto in sicurezza ristoranti, cinema, teatri e scuole. Risultato? L’epidemia ha colpito la metropoli più “prudente”. Tra ottobre e marzo la Lombardia ha registrato 6.200 positivi ogni 100mila abitanti a differenza dei 5.800 di Madrid. Per quanto riguarda i decessi a Milano sono stati 136 ogni 100mila abitanti, in confronto ai 98 della capitale spagnola.

Gestione, quella madrilena, che ha dato respiro anche al tessuto socio-economico. Madrid ha mantenuto uno 0,7 di Pil di vantaggio sulla media del Paese. Al contrario, la Lombardia ha perso un punto di Pil in più rispetto alla media nazionale. Oltre ad una differenza demografica e d’età rispetto a Milano, Madrid è stata avvantaggiata anche dal suo sistema sanitario. All’inizio della pandemia la Lombardia aveva 9 posti in terapia intensiva ogni 100mila abitanti e Madrid 14. A influire anche il clima migliore e un livello d’inquinamento più basso nel madrileno. La rivista scientifica The Lancet, ha riassunto in tre punti principali lo “sforzo titanico di Madrid per controllare la seconda ondata”.

Primo fattore: la decisione di estendere a chiunque e negli ambulatori sotto casa i test rapidi. “Meno attendibili, ma che hanno consentito di raddoppiare il numero dei controlli”. Secondo fattore: la conta del virus nelle acque reflue per mettere in quarantena i quartieri maggiormente colpiti. 2 degli oltre 6 milioni di abitanti di Madrid sono stati coinvolti da queste micro chiusure. Terzo fattore: l’accesso ai test e l’organizzazione dei quartieri nel contrasto al virus hanno agevolato il senso di responsabilità dei cittadini che, in larga parte, hanno rispettato il distanziamento e l’uso della mascherina. Forse non esiste quindi solo il lockdown per contrastare l’emergenza.

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