Coprifuoco, le Regioni (anche del PD) stanno con Salvini. Ma Draghi si schiera con Speranza contro gli italiani

Di Adolfo Spezzaferro – Roma, 22 apr – “Noi, come Conferenza delle Regioni, abbiamo proposto lo spostamento del coprifuoco alle 23un’ora in più non penso che rappresenti un problema per il rischio pandemico“. Così il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ai microfoni di Radio KissKiss torna alla carica rispetto alla decisione del governo di lasciare il coprifuoco alle 22 fino al 1 luglio. Decisione che ha portato allo strappo della Lega, che ieri in Cdm non ha votato il decreto Riaperture.

Conferenza Regioni: “Posticipare coprifuoco alle 23, richiesta all’unanimità”

“La proposta è assolutamente responsabile“, spiega Fedriga, “ed è arrivata all’unanimità all’interno della Conferenza“, chiarisce il governatore del Friuli Venezia Giulia. Ciò significa che tutte le regioni chiedono che il coprifuoco sia spostato alle 23. Anche quelle che da lunedì 26 aprile non torneranno in zona gialla e quindi non riapriranno i ristoranti all’aperto. Una richiesta unanime, anche da parte dei (pochi) governatori di centrosinistra, dunque.

Draghi si schiera con Speranza contro tutto il Paese

La decisione del premier Mario Draghi di accontentare il ministro della Salute Roberto Speranza e gli altri giallofucsia al governo contrari a concedere un’ora d’aria in più ai cittadini dopo mesi di chiusure è stata bocciata da tutti ad eccezione appunto di Pd, M5S e LeU. Ristoratori, governatori, associazioni di categoria, tutti fanno presente che con la riapertura dei locali all’aperto in zona gialla anche di sera ma il coprifuoco alle 22 in molti casi non conviene riaprire. Impuntarsi su questo punto, alla luce dei fatti e ovviamente in assenza di evidenze scientifiche sul fatto che dalle 22 alle 23 ci sia un maggior rischio di contagio, è illogico oltre che altamente dannoso per l’economia, piegata da mesi di lockdown prima e chiusure a singhiozzo poi.

Quello che è evidente a tutti ormai è che Speranza ha imposto di non toccare il coprifuoco come conditio sine qua non per permettere le poche riaperture. Una presa di posizione che nulla ha a che fare con i rischi di contagio, abbiamo detto. E’ evidente che permettere ai ristoranti di lavorare un’ora in più non incide sulla curva epidemiologica. Anche perché a sentire gli esperti del Comitato tecnico-scientifico, la decisione sul coprifuoco è stata presa senza che venissero consultatiIl no di Speranza (che sta in un partitino di sinistra sotto il 2%) dunque è palesemente ideologico. Visto che la richiesta arriva dal centrodestra (che rappresenta la stragrande maggioranza dei governatori e dunque delle regioni).

Adolfo Spezzaferro

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