Ong, Casarini ammette di aver intascato 125mila euro per “prelevare” migranti: “Salvare vite ha un costo”

 – “Fare quello che dovrebbero fare gli Stati costa un sacco”. È questo uno dei concetti cardine espressi da Luca Casarini, capomissione della Mare Jonio, nave dell’Ong italiana Mediterranea Saving Humans, espressi durante la trasmissione Quarta Repubblica in onda su ReteQuattro. Un’intervista in cui l’ex antagonista ha risposto alle domande sulle accuse lanciate il primo marzo scorso dalla Procura di Ragusa. Secondo i magistrati del tribunale ibleo, Casarini assieme altri sospettati avrebbe preso a bordo nel settembre 2020 alcuni migranti dalla nave danese Maersk Etienne in cambio di 125mila Euro. Un accordo preventivo vietato e di cui il capomissione si sarebbe reso protagonista assieme a Beppe Caccia ed Alessandro Metz, soci della Idra Social Shipping, società proprietaria della Mare Jonio, ed al capitano Pietro Marrone.

Sono loro quattro gli indagati dagli inquirenti ragusani. Per Casarini però quelle somme ricevute sarebbero lecite: “Era una donazione – si difende il capomissione nella trasmissione di Nicola Porro – si chiama ‘Convenzione di Londra’. C’è la fattura per essere tracciabili, perché tutti potessero vedere. Mi proponete di farlo in nero? Si chiama Convenzione di Londra tra due società armatrici che sono all’interno di una situazione di quel tipo si può fare quel tipo di convenzione”.

La situazione a cui fa riferimento Casarini è quella che ha visto la Mare Jonio accogliere i migranti della Marsk Etienne. La società proprietaria della nave danese, la Maersk Tankers, alcune settimane dopo avrebbe proposto una sorta di rimborso per le spese sostenute per l’accoglienza dei migranti. Da qui il bonifico da 125mila Euro erogato dalla Maersk Tankers alla Idra Social Shipping il 30 novembre 2020. Questa almeno la ricostruzione fatta dagli accusati.

I magistrati di Ragusa sostengono la tesi dell’accordo preventivo, il quale sarebbe stato perfezionato l’8 ottobre 2020 quando Beppe Caccia è volato a Copenaghen per incontrare Tommy Thomassen, uno dei dirigenti della società danese. Un viaggio che, assieme al bonifico, per gli inquirenti costituirebbero la prova dell’esistenza di un accordo preventivo. Le accuse si basano anche sui tabulati telefonici di Caccia, dove sarebbero emerse molte telefonate a un numero danese tra l’8 e l’11 settembre 2020. Un numero il cui intestatario non è stato identificato, ma per la procura “si ha il fondato motivo che riconduca alla Maersk”.

Alessandro Metz a Repubblica ha riferito invece che il numero danese era di Maria Skipper Shwenn della Danish Shipping. Dettagli che saranno importanti da chiarire per comprendere in che modo evolverà l’inchiesta. Ma intanto Casarini ha continuato a ribadire l’inesistenza di accordi preventivi: “Fare quello che dovrebbero fare gli Stati, cioè salvare le persone, occuparsi che non siano abbandonate in mare, costa un sacco – ha ribadito l’ex antgonista – Queste cose sa da chi vengono finanziate? Da migliaia e migliaia e migliaia di persone che donano in tutta Europa: ci sono 8 navi e due aerei che agiscono. È facile sparare addosso a me, prendetevela con i potenti”.

“Porro, che è lì – ha dichiarato ancora Casarini – inviti i potenti a parlare di chi è la responsabilità di migliaia di esseri umani che muoiono nel Mediterraneo. Tutti i soldi raccolti vengono reinvestiti nel soccorso in mare”.

In poche parole, fare attività in mare avrebbe dei costi importanti che in qualche modo devono essere coperti. Sarà per questo che, come sostenuto dai magistrati di Ragusa, la richiesta originaria di Beppe Caccia è stata di 270mila Euro a fronte dei 125mila poi effettivamente erogati.

C’è poi un’altra questione affrontata durante la diretta. Nei giorni scorsi Luca Casarini ha dichiarato che “se avessero trovato i quattrini ci avrebbero arrestati tutti”. Per il capomissione si trattava di una battuta: “Era una battuta per dire ‘Cosa volete cercare i soldi da me? Andateli a cercare da quelli che sono pieni di soldi’”.

“Dopo questa inchiesta – ha poi concluso Casarini – che durerà magari anni, si dimostrerà che l’intento era un altro: di infangare, bloccare, impedire, controllare la libertà delle persone che vanno a fare soccorso in mare. Alla fine vedremo. Poi i soldi, con le querele per diffamazione, allora li raccolgo io per metterli su una grande e nuova nave che compreremo con quei soldi lì”.

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