Nel Regno Unito 275 morti dopo il vaccino AstraZeneca. Ma l’Oms ci “rassicura”: “Quel siero si può usare”

Di Adele Sirocchi – Anche l’Oms usa toni rassicuranti sul vaccino AstraZeneca asserendo che non ci sono validi motivi per fermare la vaccinazione con il siero anglo-svedese. Un vaccino che è stato largamente usato nel Regno Unito dove i vaccinati con AstraZeneca sono ormai quasi 11 milioni.

La vaccinazione di massa in Gran Bretagna con AstraZeneca

La campagna di vaccinazione di massa in Gran Bretagna non si è mai fermata anche se secondo i dati ufficiali sono morte 275 persone alcuni giorni dopo la somministrazione delle dosi. “Anche se – scrive Europa Today – può sembrare una scelta sconsiderata questi numeri, come ha sottolineato la stessa Agenzia europea del farmaco Ema per i casi di coagulazione del sangue, vanno contestualizzati nella mortalità naturale della popolazione e non ci sono al momento prove o connessioni accertate che facciano ipotizzare un nesso di causa ed effetto tra l’inoculazione e la morte, se non quello temporale che può essere del tutto casuale”.

L’Ema: 22 casi di coagulazione del sangue su 3 milioni

“L’Ema stessa – prosegue Europa Today –  ha sottolineato che i casi di coagulazione del sangue (non tutti mortali, ricordiamolo) tra le persone che hanno ricevuto il vaccino di Oxford sono stati 22 su 3 milioni, una cifra bassissima, e che questa è la stessa proporzione di casi che ci sono nella popolazione normale non vaccinata. Insomma la coagulazione del sangue, statisticamente, in quei 22 casi avrebbe potuto verificarsi ugualmente così come i decessi”.

Genazzani (Ema): valutare il rapporto benefici-rischi

Armando Genazzani, membro italiano del Comitato Chmp dell’Agenzia europea del farmaco Ema, in un’intervista al Messaggero spiega: “Quando accadono queste cose può succedere di tutto: da una situazione in cui non cambiamo niente perché il beneficio-rischio è identico a quello che immaginavamo, si può passare a quella in cui il beneficio-rischio di questo farmaco comincia a diventare dubbio e quindi è meglio non darlo. Si deve continuare a monitorare cosa succede ai pazienti che prendono il farmaco. Per cui, quando c’è un segnale come in questo caso, bisogna valutare la situazione. Sarà una questione di ore, di giorni“.

Al momento però, prosegue, “non sappiamo se i casi segnalati rappresentino un problema. Bisogna considerare che si tratta di situazioni che si verificano molto raramente. Alla fine dei trial clinici in cui ci sono 20-30-40 mila pazienti, questi casi si potrebbero non osservare. Visto che finora abbiamo avuto milioni di vaccinazioni, con ciascuno dei vaccini è chiaro che possono emergere casi di questo tipo”.

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