Mentre Biden bombarda la Siria, la Danimarca chiede aiuto ad Assad per rimpatriare i migranti. Ma l’Ue dice no

Di Edoardo Gagliardi – Mentre Joe Biden autorizza nuovi bombardamenti in Siria, la preoccupazione degli Stati europei si concentra sulla questione dei profughi. La memoria torna al 2015, quando nel mese di dicembre dalla Siria in guerra e da altri paesi del Medio Oriente e Africa arrivarono in Europa oltre 1 milione di persone, il 58% uomini, il 25% bambini e il 17% donne.

Per evitare una nuova ondata di profughi in Europa, dalla Danimarca il partito di centro-destra Venstre lancia una proposta che è anche una provocazione: cooperare con Bashar Al Assad, il presidente della Siria per organizzare il rientro dei profughi, che sono già sul territorio europeo, a cui non è stato possibile concedere asilo.

La proposta del partito danese è stata accolta con scetticismo dai governi europei, fondamentalmente per due motivi. In primo luogo, suggerisce di collaborare con Assad, considerato un feroce dittatore da molti esecutivi in Europa. In secondo luogo, si prova ad instituire il rimpatrio dei migranti, argomento taboo, considerando l’immigrazionismo imperante in Europa.

Ammesso che Assad sia un dittatore, e non è detto che lo sia, la questione è, si può collaborare con un tiranno che opprime il suo popolo?

Secondo i socialdemocratici, al governo in Danimarca, assolutamente no. “Darebbe l’idea che si riconosce Assad come vincitore in Siria” – spiegano.

Altri rincarano la dose dichiarandolo “uno dei peggiori dittatori della storia”.

Insomma, con Assad non si collabora e i migranti rimangono parcheggiati nei centri di accoglienza.

Ricordiamo che la Convenzione di Ginevra, all’articolo 1, specifica che il rifugiato è una persona che rischia di essere perseguitata nel proprio paese per le proprie opinioni politiche, religiose, o per la sua appartenenza etnica o razziale. La questione si gioca proprio sull’interpretazione di questo punto: chi considera Assad un tiranno pensa che rimpatriare i migranti li esporrebbe alla repressione.

Tuttavia è lecito chiedersi se con Assad non si debba collaborare per non mostrare al mondo che forse il presidente siriano non è il cattivo che si vuole dipingere e, non da meno, per non far intendere all’opinione pubblica europea che i rimpatri sono non solo necessari ma anche possibili.

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