I “trafficanti” di Open Arms pagati da Barcellona per traghettare i clandestini in Italia. Orlando è il loro complice

Pagati per portare i migranti in Italia e Grecia. Nel processo palermitano su Open Arms, emerge una verità molto importante per comprendere appieno quanto la drammatica vicenda del soccorso dei disperati nel Mediterraneo abbia risvolti spesso nascosti o sottovalutati e che, alla luce di come sono andati i fatti, potrebbero alimentare facilmente (e non senza fondamento) le tesi dei complottisti più scatenati. Nell’aula bunker di Palermo, nell’udienza preliminare della causa che vede l’ex ministro degli Interni Matteo Salvini accusato di abuso d’ufficio e sequestro di persona, l’avvocato di Barcellona ha presentato ufficiale richiesta di iscrizione della città catalana all’elenco delle parti civili. Un elenco che comprende, tra gli altri, la Ong Mediterranea Saving Humans, il Comune di Palermo, l’Arci Sicilia, tutti intenzionati a ricevere un risarcimento danni dall’ex ministro per aver trattenuto per giorni i migranti sulla Open Arms impedendo loro lo sbarco sulla terra ferma.

In aula l’avvocato di Barcellona ha sottolineato come il contributo della città alla Ong spagnola Proactiva e alla nave Open Arms “non era soltanto morale ma anche economico“. Insomma, tra i tanti sostenitori della causa della Ong che solca le acque del Mediterraneo per trovare i migranti abbandonati dagli scafisti e traghettarli nei porti sicuri di Grecia, Malta e preferibilmente Italia c’è anche una istituzione spagnola come il Comune di Barcellona, a quanto pare interessato sì al soccorso di migranti ma non così tanto, ad esempio, da accoglierli per primo.

Lo stesso contorno “politico” emerge anche da una mail che il Centro coordinamento del soccorso di Malta inviò il 14 agosto 2019 alle ore 21.17 alla stessa Ong della Open Arms, con accusa pesante e circostanziata: le autorità marittime maltesi definiscono letteralmente “bighellonare” la permanenza in acqua della nave, con i migranti a bordo, “nonostante gli avvertimenti” delle medesime autorità a dirigersi verso il porto sicuro più vicino. “Avete intenzionalmente continuato a procrastinare per mettere ulteriore pressione su Malta”, accusa La Valletta. “Se aveste proceduto verso il vostro porto d’origine sareste già sbarcati”, è il richiamo alla Ong. Ma l’unico porto sicuro per i volontari pro-migranti e i loro foraggiatori era uno tra Malta e la Sicilia. Qualsiasi altra opzione non è mai stata presa in considerazione.

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