Casarini fa la vittima e grida al complotto: “Indagato solo per infangarmi”. Ma se i pm indagano Salvini va bene

– Respinge le accuse ma, al tempo stesso, parla di strategie volte ad infangarlo. Il giorno successivo alla notizia dell’indagine nei suoi confrontiLuca Casarini si difende sulle pagine del Corriere della Sera in un’intervista in cui, tra le altre cose, fa riferimento “piccoli procuratori” che muoverebbero accuse “senza avere nulla tra le mani”.

“Vogliono infangarmi”

La settimana si è aperta, sul fronte immigrazione, con la notizia di un’inchiesta avviata dalla procura di Ragusa riguardante una delle missioni compiute nel Mediterraneo centrale dalla nave Mare Jonio. Si tratta di una delle navi usate dall’Ong italiana Mediterranea Saving Humans, di cui l’ex antagonista Luca Casarini è il volto più conosciuto.

Secondo gli inquirenti, la Mare Jonio avrebbe preso a bordo a settembre 27 migranti rimasti per 37 giorni sulla Maersk Etienne, motonave battente bandiera danese, “solo dopo la conclusione di un accordo di natura commerciale tra le società armatrici delle due navi”. Per questo nel mirino del gruppo interforze coordinato dalla procura iblea è finita la Idra social Shipping, società proprietaria ed armatrice della Mare Jonio.

Gli indagati sono quattro: Luca Casarini, in qualità di capo missione della Mare Jonio, Beppe Caccia, ex assessore a Venezia nella giunta Cacciari, il regista Alessandro Metz e il comandante Pietro Marrone. Per loro l’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di violazione alle norme del Codice della navigazione. Non risulta invece indagata l’Ong Mediterranea.

Casarini non ci sta: “Se avessero trovato i quattrini ci avrebbero arrestati tutti. Non c’è niente – ha dichiarato al Corriere della Sera – Non hanno niente nelle mani e rivoltano tutto per cercare una cosa che non esiste”. Secondo il capomissione della Mare Jonio tutto farebbe parte di un “teorema” volto ad infangarlo: “In mano hanno solo intercettazioni. Parole. Niente fatti – ha proseguito Casarini – Arrivano a dire che la compagnia armatoriale è una associazione criminale dedita all’attività per lucro e che per fare questo si è inventata la nostra associazione, la “Mediterranea”. È solo un modo per cercare di infangarmi”.

“Io come Mimmo Lucano”

Nel corso dell’intervista Casarini ha richiamato il caso di Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace divenuto famoso a livello internazionale per la sua linea politica di accoglienza diffusa all’interno del piccolo comune calabrese. Un’attività politica finita poi, nell’ottobre del 2018, nel mirino degli inquirenti con un’indagine culminata con l’arresto dello stesso Mimmo Lucano.

“Questa qui è un’operazione stile Mimmo Lucano”, ha infatti dichiarato il capomissione, alludendo al fatto che poco dopo il suo arresto l’ex primo cittadino calabrese è stato poi scarcerato: “È una macchina del fango vista tante volte – ha poi proseguito Casarini – La società di Mare Jonio non ha mai fatto nulla di illegale”.

“Ci sono procure coraggiose e piccoli procuratori”

Secondo Casarini la macchinazione è portata avanti da chi ha non meglio specificati interessi ad attaccare le Ong. Dalle sue parole è possibile quindi scorgere un attacco pesante nei confronti di alcuni magistrati: “Ci sono Procure coraggiose come Agrigento e Roma – si legge nell’intervista – E ci sono piccoli procuratori come succede a Ragusa”.

Curioso notare come tra le Procure definite coraggiose ci sia quella che in passato ha archiviato alcune indagini a carico dello stesso ex antagonista. Ad Agrigento ad esempio, Luca Casarini è stato indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per mancato rispetto di un ordine di una nave militare, in riferimento allo sbarco della Mare Jonio a Lampedusa nel marzo 2019, il primo di una nave Ong dopo l’approvazione del primo decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini.

Dopo la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura agrigentina nel gennaio 2020, a dicembre si è arrivati alla definitiva archiviazione. La Procura di Ragusa che lo indaga invece, agli occhi di Casarini, non sarebbe altrettanto “coraggiosa”.

In poche parole, il capomissione della Mare Jonio si ritiene “vittima” delle macchinazioni degli inquirenti: “Ma vi rendete conto – chiede provocatoriamente – che presentano quel trasbordo di settembre come una operazione oscura, mentre si fece tutto alla luce del sole dopo la vergogna dei 38 giorni fatti passare ai migranti su una portacontainer perché nessuno li voleva?”.

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