Business accoglienza, mentre l’Italia affonda Lamorgese aumenta di 700 milioni i rimborsi a chi ospita migranti

Da Libero Quotidiano – Se l’esborso per l’accoglienza dei migranti fosse anche solo la metà, e per dimezzarlo basterebbe non accogliere chiunque parta dall’Africa, il governo avanzerebbe soldi per comprare 30 milioni di dosi di vaccino, che l’Ue ha acquistato a 12 euro a fiala, mentre Israele le ha pagate il doppio. Il calcolo è presto fatto. Dall’inizio dell’anno – i dati sono del Viminale – sono sbarcati 5.996 immigrati, il 127% in più rispetto allo stesso periodo del 2020 (2.610), e tale percentuale, proiettata a fine dicembre – tenendo anche conto che nei mesi prossimi le condizioni del mare saranno favorevoli e le partenze inevitabilmente aumenteranno – significa che potremmo ritrovarci ad aver accolto 70 mila stranieri, tanti quanti gli abitanti di Pavia o Ragusa.

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, a febbraio 2020 ha alzato fino a 28-29 euro i rimborsi destinati alle associazioni che ospitano gli immigrati: in 12 mesi, moltiplicando la somma per il numero degli ospiti e i giorni dell’anno, si arriva a circa 700 milioni. La titolare del Viminale ha aumentato la quota pro capite tagliata dal predecessore, Matteo Salvini, i famigerati 35 euro abbassati dal leghista a 19 o poco più. Ma la Lamorgese, assieme alla tragica armata Brancaleone Pd-Cinque Stelle, non ha soltanto spalancato nuovamente i cordoni della borsa, ha anche affossato i Decreti Sicurezza dell’allora vicepremier, e ciò ha prodotto una miscela esplosiva sia per le casse dello Stato (cioè per le nostre), che per la sicurezza (sempre nostra), e soprattutto di questi tempi anche per la salute pubblica.

Grida vendetta che da un anno le istituzioni continuino a privare della libertà i cittadini, per di più senza risultati significativi nella lotta contro il virus, mentre decine di migliaia di clandestini seguitano a riversarsi in Sicilia, in Calabria e in Sardegna, peraltro con la complicità criminale delle Ong. C’è poi la rotta balcanica, quasi mai citata.

Nel momento in cui Salvini era riuscito a smontare, almeno in parte, il business dell’accoglienza selvaggia, d’improvviso chissà perché gran parte degli enti dal cuore d’oro che fino a quel momento si erano prodigati nel cercare di ricevere quanti più migranti possibile hanno smesso di partecipare ai bandi indetti dalle prefetture: «Non possiamo più assicurare un servizio adeguato agli ospiti, solo vitto e alloggio».

Per i robusti ragazzi di colore non c’erano più soldi né per i corsi di sci (come nel 2019, quando la Dem Deborah Serracchiani governava il Friuli Venezia Giulia), né di ballo (varie iniziative in regioni amministrate dalla sinistra), che poi l’unica cosa che non manca agli africani è il ritmo. Ma torniamo ai drammatici numeri degli sbarchi. In tutto il 2019 (Salvini è stato ministro dell’Interno fino a settembre) sono stati 11.471. L’anno dopo il triplo: 34.154. Dal primo gennaio a oggi, dei quasi 6 mila stranieri arrivati 824 sono ivoriani, 773 tunisini, 572 guineani e 493 bengalesi. Seguono eritrei, algerini, maliani, egiziani e camerunensi. Solo parte dei restanti sono libici. Com’ è noto la maggioranza non scappa da alcuna guerra. Gli italiani devastati dal Covid continuano a pagare.

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