Clubhouse e Social Network solo Vocali: da usare con cautela e rispetto. Per gli altri

Tutti stanno parlando di Clubhouse, il social network basato sulle conversazioni audio: solo voce, niente testo. In meno di un anno ha già raggiunto una valutazione di mercato di un miliardo di dollari. Se ne parla anche grazie alla scelta di dargli un’immagine di esclusività limitando l’accesso (bisogna procurarsi un invito da chi è già utente) e offrendo l’app soltanto per iPhone.

Chi è su Clubhouse può seguire uno specifico utente, per esempio una delle numerose celebrità che si sono iscritte, oppure un argomento o un cosiddetto club a tema, e selezionare delle stanze virtuali temporanee nelle quali è in corso una conversazione che può includere anche migliaia di persone che ascoltano conferenze o discorsi di qualcuno che ritengono interessante.

Si può “applaudire” premendo rapidamente l’icona del microfono, e chi vuole dire qualcosa, “alza la mano” virtualmente e l’amministratore della stanza può dargli la facoltà di parlare a tutti i presenti.

La caratteristica principale di Clubhouse è che tutto è basato appunto sulla voce e sulla diretta: le conversazioni, una volta fatte, svaniscono per sempre. La voce è uno strumento molto immediato e dà la sensazione di essere molto più presenti e partecipi rispetto a una chat di testo. È come trovarsi seduti a tavola con una persona famosa. Diretta e solo voce: una volta queste cose si chiamavano radio.

A seconda dei gusti, Clubhouse può essere una forma di intrattenimento facilmente fruibile (basta ascoltare, non c’è nemmeno bisogno di leggere o guardare uno schermo) oppure una colossale perdita di tempo, visto che a differenza di una chat di testo non è possibile fare ricerche per parole chiave o citare facilmente le parole di una persona, e a differenza della radio la registrazione delle conversazioni è formalmente vietata, anche se il divieto è facilmente aggirabile con qualunque registratore esterno all’app e le norme di privacy di Clubhouse avvisano che Alpha Exploration, l’azienda che gestisce Clubhouse, è la prima a registrare tutto temporaneamente per motivi di sicurezza.

Come tutti i social network, anche Clubhouse raccoglie montagne di dati personali sui suoi utenti: i tipi di conversazioni ai quali si partecipa, le persone con le quali si conversa, la durata e l’orario delle conversazioni, e la localizzazione approssimativa.

Dal punto di vista della sicurezza c’è solo una raccomandazione di fondo: attenzione a quello che dite su Clubhouse. La voce identifica le persone con molta precisione, anche dal punto di vista legale. In una chat di testo è sempre possibile negare di aver detto una certa cosa affermando che è stato qualcun altro che ha avuto accesso all’account (il classico “non l’ho scritto io, signor giudice, mi hanno hackerato”). In una chat vocale è proprio la vostra voce a dire le cose che vi vengono contestate.


Fonti aggiuntive: The Conversation, Bloomberg.