Strage a Bergamo, il ministro Speranza messo sotto torchio per 5 ore dai giudici: “Mi sono fidato dei tecnici”

di Eugenio Battisti – Cinque ore d’interrogatorio per il ministro della Salute, Speranza. Sentito come persona informata sui fatti sulla gestione dell’emergenza coronavirus in provincia di Bergamo. Il caso che ha portato all’inchiesta riguarda la scoperta che il capoluogo lombardo opera su un piano vaccinale del 2006.

Bergamo. Ascoltato dai pm il ministro Speranza

Un’audizione necessaria per far luce sul capitolo che riguarda il piano pandemico, che è una legge dello Stato. E che ha comportato anche l’acquisizione di documenti e la testimonianza dei componenti del pool di esperti. Tra cui il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro. All’indomani dell’allarme lanciato il 5 gennaio dell’anno scorso dall’Oms. La deposizione di Speranza, durata per circa 5 ore, è avvenuta presso il ministero in un clima – come si dice sempre – disteso e di serenità. Gli inquirenti e gli investigatori della Guardia di Finanza stanno cercando di mettere a fuoco i motivi del presunto mancato aggiornamento del piano pandemico, che è fermo dal 2006. E poi perché quello esistente e attualmente in vigore, non è stato attivato. Nonostante l’Oms avesse indicato di applicarlo.

“Mi fidavo dei tecnici del Cts…”

Il ministro Speranza, che fin da subito ha partecipato ad alcune delle riunioni della  task force del Cts, avrebbe spiegato, tra le altre cose, che si fidava degli esperti nominati per far fronte all’epidemia. Ma certamente conosceva i contenuti del piano pandemico. Stesse domande sono state poste ai tecnici. Ascoltato l’ex direttore della prevenzione Donato Greco. Che ha redatto il piano di 15 anni fa. E il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. I pm di Bergamo stanno indagando per epidemia colposa e falso. Ora i pm dovrebbero cominciare a tirare le fila almeno su questo capitolo dell’indagine. Che ha visto anche le convocazioni del segretario generale del ministero della Sanità, Giuseppe Ruocco, e dell’ex capo della Prevenzione Caludio D’Amario.

Sileri: “Il piano pandemico è una cosa viva”

Nei giorni scorsi è intervenuto anche il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri. Che ha sottolineato come piano pandemico non vuol dire avere le mascherine pronte nel cassetto. “Il piano pandemico è una cosa viva. È formazione e training continuo per essere pronti. Occorre saper lavorare in gruppo e non nascondersi dietro il problema che deve essere sollevato per poi risolverlo“. Insomma andava aggiornato.

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