La censura arriva in Italia: Twitter oscura il profilo di Libero. Democrazia sotto attacco, solidarietà di Salvini e Meloni

“Solidarietà a Libero contro ogni tipo di censura”. Matteo Salvini guida la carica di chi protesta e si indigna per lo stop al profilo ufficiale di Libero su Twitter. Una decisione ancora incomprensibile: al momento, infatti, dai responsabili dei social media non è arrivata motivazione su quella formula, “attività sospette”, che da lunedì sera campeggia sulla nostra pagina Twitter impedendo di fatto la comparsa dei “lanci” delle nostre notizie sui feed dei lettori. Due le ipotesi: errore tecnico, un banale anche se dannoso inconveniente, oppure quella molto più inquietante di un “ban” sia pure temporaneo, sul modello di quello clamoroso stabilito contro il presidente americano uscente Donald Trump.

Se molti utenti stoltamente festeggiano, sbeffeggiando Libero e i suoi giornalisti (una delle formule più usate è “2021 anno della speranza“: auguri), non manca fortunatamente chi vede in quanto sta accadendo un pericolosissimo precedente che mette a rischio la libertà di stampa e di  pensiero. “Voltaire reinterpretato dalla sinistra dei giorni nostri – scrive Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: “Non sono d’accordo con quello che dici e combatterò fino a farti sparire perché tu non possa dirlo”.  “La libertà di manifestare il proprio pensiero e la libertà di stampa sono valori non negoziabili e che mai, in uno stato democratico e di diritto, possono essere messi in discussione”, sottolinea il governatore leghista della Lombardia Attilio Fontana. “A quegli idioti che brinderanno alle limitazioni social al quotidiano Libero, ricordo che un secolo fa il fascismo iniziò proprio dal controllo della stampa”, scrive Giorgio La Porta. La leghista Susanna Ceccardi fa un ragionamento analogo: “Abbiamo riposto nei social grande fiducia, affidando a loro pensieri, amicizie, lavoro. Ora c’è il girone di ritorno. Ed è in pericolo cioò che di più sacro abbiamo: la nostra libertà”.

Per il consigliere lombardo Gian Marco Senna siamo di fronte a una “infamata di regime, per il direttore del Corriere dell’Umbria Davide Vecchi “è grottesco, spaventoso e sconcertante assistere persino all’assegnazione del diritto alla libertà di esprimersi a seconda delle simpatie. I democratici antifascisti sono i nuovi fascisti”. Giusi Fasano del Corriere della Sera pone l’eterna questione ai commentatori di sinistra: “Decidetevi, Se Charlie Ebdo va bene perché è satira e la satira deve essere libera poi non potete gioire se Twitter sospende Libero”. Chiude il cerchio mirabilmente Guido Crosetto: “Fate finta che non sia Libero ma il vostro quotidiano preferito. È un quotidiano e anche un’azienda. Un’azienda per cui la rete è business e sopravvivenza. Un’azienda con diritti inviolabilI”. Chiaro ora?

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