Marco Perini, ucciso da 2 rom che occupavano i suoi terreni. Ma le toghe archiviano, ira della famiglia: “Vogliamo giustizia”

Di – Il 19 maggio del 2000, Marco Perini, un agricoltore 34enne di Abbiategrasso, fu rinvenuto cadavere – col cranio fracassato – in un’ansa del Ticino, a Besate, in provincia di Milano. Secondo i familiari della vittima, sulla base di alcune risultanze, furono due rom a uccidere il giovane. Una nomade, a distanza di anni dall’accaduto, ha rivelato di aver raccolto la confessione di uno dei killer.

Tuttavia, lo scorso giugno, il giudice incaricato delle indagini preliminari ha deciso di archiviare il caso per insufficienza di elementi indiziari nei confronti dei due sospettati. Ebe Pagliari, la mamma di Marco, non si arrende continuando a reclamare giustizia per il proprio figlio. Lo fa anche il suo avvocato, Francesco Campagna, che da anni si batte al fianco della famiglia Perini per stabilire la verità sulla vicenda.

“Il caso è stato archiviato ma un omicidio non è un reato che va in prescrizione. Per il momento siamo fermi ma nulla vieta di riaprire le indagini qualora vi fossero risvolti significativi”, afferma il legale alla redazione de IlGiornale.it

Avvocato Campagna, a che punto sono le indagini per l’omicidio del signor Perini?

“Siamo in una fase di stallo. Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta del pm decidendo per l’archiviazione del caso”.

Per quale motivo il caso è stato archiviato?

“Perché il giudice ha ritenuto che non ci fossero elementi sufficienti per procedere con le indagini”.

Una donna ha indicato due rom come presunti autori del delitto. È attendibile?

“L’attendibilità di un testimone, in casi come questo, è un concetto molto complicato. Non credo però che una persona possa denunciare ai carabinieri una notizia di cui non è realmente a conoscenza. Quindi ritengo non sia da escludere che queste dichiarazioni siano attendibili”.

Cosa ha riferito ai carabinieri la donna rom?

“Ha raccontato che una sua cugina avrebbe raccolto la confessione di uno dei due presunti assassini, con cui conviveva, sull’omicidio del signor Perini. Si tratterebbe di due fratelli che, al tempo, erano accampati in una tendopoli su uno dei terreni appartenenti alla vittima”.

Sono stati mai individuate queste due persone?

“Purtroppo, non sono mai state intercettate. Ed è questo il motivo per cui il giudice ha ritenuto di dover archiviare il caso nonostante io avessi fatto opposizione alla richiesta del pm. Bisognerebbe intercettare queste due persone, chiarire la loro posizione e verificarne l’eventuale coinvolgimento nella vicenda”.

Quale sarebbe stato il movente dell’omicidio?

“Pare che ci fossero dei gatti che giravano in questo accampamento nomade e che il signor Perini ne avesse ucciso uno”.

Ritiene che sia una versione credibile?

“A mio avviso, è un movente molto debole”.

Il signor Perini aveva mai avuto screzi con queste due persone?

“Pare che ci fossero stati già dei contrasti e che, una volta, il signor Perini fosse stato minacciato con un’ascia. Probabilmente c’erano stati altri screzi in precedenza”.

Che tipo di screzi?

“I rom occupavano uno dei terreni di proprietà del signor Perini. Probabilmente c’erano già stati dei diverbi per questa circostanza”.

L’arma del delitto è stata mai ritrovata?

“No. L’ipotesi e che la vittima sia stata colpita al cranio con il manico di un’ascia. Ovviamente, non possiamo averne certezza”.

La mamma del signor Perini chiede giustizia per suo figlio. Quale sarà la prossima mossa?

“Al momento, siamo fermi. Ma se ci saranno dei risvolti nelle indagini, ci faremo trovare pronti. Un omicidio non è un delitto che va in prescrizione”.

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