Processo per epidemia colposa, l’imputato Conte si autoassolve: “Covid? Non abbiamo nessuna colpa”

Di Da una parte 2.099 pagine fatte di documenti, storie, ricostruzioni. Dall’altra una trentina di fogli di deduzioni legali redatti dall’Avvocatura dello Stato. Sono questi i due faldoni che ieri mattina il giudice del Tribunale civile di Roma si è trovato sulla scrivania e che dovrà valutare prima di emettere una sentenza dai notevoli risvolti politici.

Parliamo della causa civile intentata dai familiari delle vittime del Covid, che si sono affidati ad un pool di legali, guidati da Consuelo Locati, per ottenere un risarcimento per la morte dei loro cari. Il valore dell’indennizzo richiesto è enorme: 100 milioni di euro. «Dalla magistratura ci aspettiamo risposte che la politica non ci ha dato», sospira uno dei familiari.

L’obiettivo è quello di dimostrare che le azioni e le omissioni dello Stato avrebbero aggravato il bilancio dei decessi. Sul banco degli imputati ci sono il Conte II, il ministero della Salute e, in parte, Regione Lombardia. Cinque i capi di accusa. Primo: il mancato aggiornamento del piano pandemico e la mancata applicazione di quello, benché obsoleto, del 2006. Secondo: l’invio all’Oms di autovalutazioni «non corrispondenti» al livello di preparazione del Paese. Terzo: una «comunicazione del rischio» sballata. Quarto: l’assenza di sorveglianza epidemiologica. E quinto: l’aver redatto un piano segreto «in fretta e furia» quando era ormai troppo tardi.

I legali ne sono certi: l’Italia non era pronta. Non sapeva quali fossero «i reparti di malattie infettive negli ospedali», quanti i posti nelle terapie intensive e quali «potessero essere implementati». Buio totale anche sulle «scorte di reagenti» e sui Dpi disponibili. Gli scenari possibili? Non previsti. Il tracciamento? Poco o niente, come la sorveglianza attiva. «Le istituzioni», si legge, «sono corse ai ripari a raffazzonare interventi che invece avrebbero dovuto essere subito attivati».

L’Avvocatura dello Stato però respinge ogni addebito. E nell’atto difensivo, che il Giornale ha potuto visionare, sposa la «teoria dello tsunami»: il Covid sarebbe stato «un evento del tutto inusuale», diverso dall’influenza, che ha colto di sorpresa tutto il mondo. Dunque non sarebbe colpa del governo se l’Italia s’è trovata impreparata. Il piano pandemico era scaduto? Non ci sono prove che «l’adeguamento» avrebbe migliorato le cose. Quello del 2006 è rimasto nel cassetto? «È arduo sostenere» che se lo avessero usato «il numero dei decessi sarebbe diminuito».

Insomma: il governo si sarebbe «attivato prontamente». E poco importa se il report dell’Oms ha definito «improvvisata, caotica e creativa» le reazione italiana al virus. «L’impegno profuso» dagli organi statali, scrive l’Avvocatura, li salva da ogni «profilo di colpa». Ora la palla passa al giudice. «Attendiamo fiduciosi», dice al Giornale Locati, che sulla strategia difensiva del governo non si sbilancia. «Si tratta di contestazioni generiche in cui in sostanza lo Stato dice: Le accuse vanno provate ma, in caso dovessimo risarcire, fateci pagare di meno».

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