“Il lockdown è illegittimo”: il “cattivissimo” Orban dà lezioni di democrazia alla Spagna e all’Europa

Di Carlo Nicolato – Ricordate quando lo scorso anno il Parlamento ungherese dichiarò lo stato di emergenza e diede pieni poteri al premier Orban per combattere il covid? L’Ungheria fece né più né meno quello che poi avrebbero fatto tutti gli altri Paesi europei, Italia compresa ovviamente, ma nel caso di Orban come da copione ci fu l’indignata levata di scudi della sinistra e di quella metà d’Europa che si beve ciecamente tutto ciò che arriva da Bruxelles (che infatti anche per l’occasione disse che avrebbe studiato la pratica).

Sia chiaro, non è che la cosa abbia entusiasmato nemmeno noi, visto che di mezzo ci andava la democrazia e la libertà della gente, ma appunto l’Ungheria di Orban era in buona compagnia. Un anno dopo dobbiamo perfino constatare che non solo Orban non era il solo liberticida d’Europa, ma nella gara all’abbattimento delle libertà individuali con la scusa del Covid è stato perfino superato da altri esecutivi europei, come il Conte II ad esempio, che ha governato per un anno a colpi di decreti.

Ma anche dal governo spagnolo del socialista Sanchez che ha perfino dichiarato lo stato d’emergenza quando nemmeno avrebbe potuto, che ha imposto il lockdown quando non era giuridicamente il caso. Il Tribunal Costitucional spagnolo ha infatti stabilito a maggioranza con sei voti a favore e cinque contrari che nel marzo del 2020, quando Sanchez cioè ha chiuso il Paese, l’emergenza non era sufficiente per individuare nella Costituzione la base giuridica delle restrizioni equivalenti a una soppressione dei diritti fondamentali.

Secondo l’alto Tribunale spagnolo, che equivale da noi alla Corte Costituzionale, per il confinamento dell’intera popolazione era necessario dichiarare lo “stato di eccezione” (ossia uno stato di emergenza), che può essere fatto solo dal Parlamento su proposta dell’esecutivo, e non lo stato d’allarme che invece era stato dichiarato dal governo. Il Tribunale dunque ha di fatto stabilito che Sanchez ha abusato dei propri poteri limitando le libertà individuali senza averne l’autorità, facendo quello di cui a suo tempo era accusato l’ungherese Orban che invece l’autorità l’aveva in quanto l’aveva ottenuta dal Parlamento.

Eppure per Orban si era gridato allo scandalo mentre contro il socialista Sanchez non si era abbozzata nemmeno una protesta. Per il mainstream Orban sfidava perfino «i valori fondamentali dell’Unione Europea», mentre all’europeista Sanchez arrivavano solo complimenti e pacche sulle spalle. C’è voluto il ricorso dell’estrema destra “antidemocratica” di Vox perché la porcheria, quella sì davvero antidemocratica, del premier socialista fosse sancita dal più alto tribunale iberico. Ricorso che, tra l’altro, apre la porta ad altri possibili ricorsi, quelli di chi ha pagato le multe per aver violato le regole del lockdown (si parla di 1,1 milioni di euro in multe). E chissà che a qualcuno non passi per la testa di chiedere i danni per le chiusure forzate solo parzialmente ristorate.

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