Dittatura sanitaria, il professor Bellavite cacciato dall’Ateneo perché esprime dubbi sul vaccino anti-Covid

Di Antonio Amorosi In Italia tira un’aria di regime? Ma non esageriamo, verrebbe da risponderePoi leggi la storia dell’allontanamento del professor Paolo Bellavite dall’Università di Verona, 33 anni di cattedra di Patologia generale e ora collaboratore, e capisci che la domanda non è così peregrina. Chi scrive ha intervistato diverse volte il professore per Affaritaliani.it. Gli spunti dati al dibattito nazionale sui vaccini sono talmente piaciuti che dopo l’ultima intervista Di Martedì, condotto da Giovanni Floris su La 7, lo invita in tv il 4 maggio scorso.

Floris lo presenta correttamente come “medico chirurgo, ematologo, ha insegnato Patologia generale all’Università di Verona”, chiedendogli se sono legittimi i dubbi degli italiani sui vaccini. Il professore risponde che “non abbiamo molte certezze”, che “siamo ancora in una fase di sperimentazione” e “i dati sull’incidenza degli effetti avversi non sono molto affidabili perché basati sulla sorveglianza passiva”,“il rapporto beneficio/rischio viene affrontato in maniera piuttosto superficiale”.

Bellavite spiega anche che “nell’ultimo rapporto AIFA si parla di 40 casi di reazioni avverse gravi ogni 100.000 dosi iniettate. In realtà, negli studi di sorveglianza attiva, che sono stati fatti già in fase sperimentale e stanno uscendo adesso in fase osservazionale, si parla di qualcosa come il 4% di reazioni gravi dopo la dose di vaccino. Questo significa 4.000 su 100.000. Non è 40 su 100.000, è 4.000 su 100.000. Questo si dovrebbe sapere…”. In seguito il professore pubblicherà gli studi a cui fa riferimento, apparsi sulla rivista Life, sul N.Engl.J.Medicine dei ricercatori della Pfizer e uno studio generale sul sistema di Farmacovigilanza. “La differenza di 100 volte è probabilmente dovuta ai diversi metodi di rilevazione, problema che si riscontra anche per le comuni vaccinazioni dell’infanzia”, ha spiegato successivamente Bellavite. Per tanto, spiega in diretta da Floris, anche se a un ottantenne direbbe di fare il vaccino (e la stessa madre 94enne lo ha fatto) ogni caso andrebbe valutato a sé. “La cosa più importante”, dice, “sarebbe che si possa avere una valutazione libera da parte del medico curante, senza pressioni, senza condizionamenti in modo che ogni caso sia valutato singolarmente”.

La libertà, questa sconosciuta. In studio gli ospiti che intervengono, Barbara Gallavotti (biologa), il professor Matteo Bassetti (direttore di Malattie infettive al San Martino di Genova), Mirta Merlino (giornalista e conduttrice su La 7), Pierpaolo Sileri (sottosegretario al ministero della Salute) reagiscono negativamente ed esprimono pareri opposti a quello di Bellavite. Ma finché c’è un tentativo di dibattito, con pareri contrari, anche se 4 contro 1, c’è vita e ci si può fare un’idea, giuste o sbagliate che siano le posizioni in campo.

Il 7 maggio 2021, il Rettore dell’Università di Verona Pier Francesco Nocini dirama un comunicato stampa in cui a nome de “l’Ateneo si dissocia totalmente, dalle posizioni espresse dal professor Paolo Bellavite, durante la trasmissione ‘Di Martedì’ …in cui sono stati tra l’altro citati dati non documentati. Autorevoli colleghi presenti nello studio hanno, fortunatamente, messo in luce le incongruenze e le inesattezze riportate durante l’intervista”,… “la comunità scientifica dell’Università di Verona come sempre basandosi sulle evidenze scientifiche, esprime la più convinta adesione all’attuale campagna vaccinale anti SARS-CoV-2.

Il rapporto beneficio/rischio di tutti i vaccini disponibili è ampiamente documentato, sia dalle sperimentazioni pre-commercializzazione che dalle evidenze che si stanno accumulando a seguito della vaccinazione di milioni di persone in tutto il mondo. Come tutti i farmaci, anche i vaccini possono provocare reazioni avverse, tuttavia l’incidenza di quelle gravi è molto rara. L’AIFA e l’EMA hanno approntato e stanno già attuando specifici programmi di sorveglianza sugli effetti avversi dei vaccini anti-COVID-19. Programmi che vedono in prima fila l’Università di Verona, impegnata altresì nello sviluppo del vaccino italiano Reithera”. Il comunicato continua così: “Non si vuole certo limitare la libertà d’espressione ma Bellavite è stato presentato erroneamente come ematologo dell’Università di Verona”… “ma da tempo (2017) è in pensione e non risulta avere alcuna collaborazione attiva con nostri gruppi di ricerca, tantomeno in ambito COVID-19”.

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