Choc negli Usa: bimba di 2 anni muore 3 giorni dopo la seconda dose del vaccino Pfizer. Bambini come cavie!

Di Miriam Gualandi – Si chiama Human challenge program, ed è il programma che utilizza volontari come cavie per testare i vaccini. Ce l’hanno detto a mezza bocca, hanno lasciato che lo immaginassimo, lo hanno fatto passare come un fatto inevitabile per la salvezza dell’umanità. Ora però i programmi includono anche bambini fino a 6 mesi per quasi tutti i vaccini che fino a ora erano stati consigliati a un pubblico adulto. E dagli Stati Uniti arriva il primo caso di decesso.

Sì avete capito bene. Il Vaccine Adverse Event Reporting System, il programma statunitense per la sicurezza dei vaccini, ha riportato qualche giorno fa la notizia della morte di una bambina di 2 anni, a seguito della somministrazione della seconda dose del vaccino Pfizer, lo scorso 25 febbraio 2021. Il 1 marzo, però, la piccola è stata ricoverata d’urgenza. Tre giorni dopo, la morte.

Era stata fatta una anamnesi prima di partire con la sperimentazione? Sembrerebbe di sì, visto che sempre sul report si legge che la piccola non presentava malattie pregressenessun difetto alla nascitanessuna disabilità permanente. Quello che però non torna è che, stando al sito di Pfizer-Biontech, la sperimentazione sui bambini minori di 11 anni sarebbe iniziata ufficialmente a marzo. Perché invece la bambina americana ha ricevuto la seconda dose già a febbraio 2021?

Nel frattempo, anche gli altri Paesi procedono a spron battuto verso la sperimentazione sui minori. In Italia il Buzzi di Milano, ad esempio è tra quelli che hanno aderito alla sperimentazione di Johnson&Johnson nel contesto di uno studio internazionale. Vaccino che, ricordiamo, al momento viene somministrato preferenzialmente solo agli over 60.

Tralasciando coloro che sventolano la bandiera della sperimentazione a tutti i costi, sono molti i pareri contrari rispetto alla sperimentazione. In un articolo pubblicato sulla rivista Proceedings dell’Accademia Nazionale degli Stati Uniti d’America (Pnas), una serie di scienziati dichiarano che non sia etico condurre studi di questo tipo per lo sviluppo dei vaccini contro il Covid-19.

Gli esperimenti controllati di infezione umana, infatti, richiedono che esista una terapia di salvataggio per coloro che vengono infettati, che nel caso del Sars-CoV-2 non esiste. O ancora, il virus dovrebbe essere autolimitante, e i fautori delle sperimentazioni umane ritengono “probabile”, ma non certo, che il Coronavirus lo sia e che soprattutto vi siano i requisiti di base per condurre tali studi su questa fascia di popolazione. Sperimentazione o no, sappiamo che il Coronavirus è pericoloso per la popolazione in età geriatrica. Dunque che senso ha esporre i minori a dei rischi così elevati?

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