60 anni fa Gagarin fece l’impossibile: una pagina di storia in parte da riscrivere

Il 12 aprile 1961, il sovietico Yuri Gagarin si fece caricare su un missile militare intercontinentale modificato, all’interno di una capsula spaziale, la Vostok, inventata partendo dall’involucro di un satellite spia Zenit, e fece quello che molti all’epoca ritenevano impossibile: sopravvivere a un volo nello spazio.

Nei 108 minuti della sua singola orbita intorno al globo, il giovanissimo pilota (27 anni) scrisse una pagina di storia non solo dell’esplorazione spaziale ma anche della politica. Il “retrogrado”, chiusissimo regime sovietico aveva battuto tutti ed era diventato il primo a far volare un essere umano oltre l’atmosfera.

Oggi sappiamo tanti dettagli della sua storia, ma all’epoca l’impresa fu avvolta in una coltre di segretezza quasi surreale: non si sapeva nulla del suo veicolo, non si sapeva neanche dove fosse di preciso la base di partenza, non si sapeva il nome del progettista che aveva creato il razzo e la capsula. Il governo sovietico, ossessionato dal timore che paesi rivali potessero carpire le sue tecnologie o capire che in realtà erano molto più primitive di quello che la propaganda dava a intendere, nascondeva tutto. 

Le copertine della Domenica del Corriere e di Stampa sera di quel periodo mostrano chiaramente la differenza fra le fantasie dei cronisti e la grezza, rudimentale realtà.

La Domenica del Corriere.


La prima pagina di Stampa Sera.


La vera forma della Vostok.


Ne abbiamo parlato stamattina alla Rete Uno della Radio Svizzera, insieme a Loris Fedele, storico cronista spaziale della RSI, e Nicola Colotti. Abbiamo ospitato un’intervista con Samantha Cristoforetti e siamo riusciti a contattare Andrei Korolev, nipote del Progettista Capo Sergei Korolev il cui nome era segreto di stato, per un racconto della sua esperienza come erede e custode della figura storica del nonno.

Lo streaming (anche video) del programma è qui e anche qui sotto:

Per quel che riguarda i segreti del volo di Gagarin, ce ne sono due in particolare che la cronaca dell’epoca non poteva conoscere e che tuttora sono misconosciuti.

Il primo è che la sua missione fu monitorata dall’NSA statunitense, che confermò la presenza a bordo di un essere umano intercettando i segnali radio e TV della capsula, come ho raccontato qui cinque anni fa. Il governo americano sapeva di Gagarin ancora prima che Radio Mosca ne desse l’annuncio ufficiale.

Il secondo segreto è che per anni fu tenuto nascosto il fatto che la capsula di Gagarin non era in grado di atterrare: il cosmonauta doveva lanciarsi con il paracadute prima di schiantarsi al suolo. Questo ingannò l’opinione pubblica mondiale sulla reale capacità spaziale dei sovietici, che erano molto più indietro di quel che si pensasse. Il segreto rimase tale per molti anni in Occidente; alcuni storici sostengono che fu rivelato formalmente solo dieci anni dopo, nel 1971. Ma ho trovato un libro per ragazzi distribuito in Russia nel 1965 che mostra inequivocabilmente Gagarin che atterra separatamente. Insomma, i ragazzini russi sapevano, beffando i media occidentali. Ma tanto nessuno di loro poteva parlare con l’Occidente: il paese che aveva aperto la frontiera dello spazio teneva severamente chiusa la propria.



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