Governo criminale! Mentre gli italiani sono alla canna del gas, il PD apre porte e porti ai migranti climatici

Da Repubblica – Le migrazioni ambientali derivano dalla sovrapposizione di società instabili ed ecosistemi fragili e sono al momento per lo più migrazioni interne (cosiddetti flussi sud-sud). Le persone sono spinte a partire perché non riescono più a sopravvivere nei loro luoghi d’origine, non hanno più accesso a terra, acqua e mezzi di sussistenza. La migrazione è in sostanza una forma estrema di adattamento.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati stima che, entro il 2050, circa 200-250 milioni di persone si sposteranno per cause legate al cambiamento climatico. Questo significa che in un futuro non troppo remoto, una persona su quarantacinque nel mondo sarà un migrante ambientale.

Eppure dal punto di vista del diritto internazionale, i profughi climatici sono una categoria pressoché inesistente. Le persone che migrano per ragioni ambientali o fuggono da eventi climatici estremi, oggi sono fantasmi e vengono presentati come migranti economici: il loro ingresso è dunque soggetto al consenso del Paese che li riceve. Comincia però a farsi strada nel nostro ordinamento, il riconoscimento giuridico di questa categoria. Con i nuovi decreti sicurezza, approvati lo scorso 18 dicembre, oltre ad essere stata reintrodotta la protezione umanitaria, è stato ridisegnato il permesso di soggiorno per calamità naturale.

Il presupposto per la concessione del permesso non è più lo stato di calamità “eccezionale e contingente” del paese di origine, ma la semplice esistenza in tale paese di una situazione grave dal punto di vista ambientale e non necessariamente contingente. Secondo Carmelo Miceli, deputato e responsabile sicurezza del Partito Democratico, già relatore del Decreto Immigrazione si tratta di “un adeguamento dell’ordinamento necessario a tenere il passo con i mutamenti delle esigenze della popolazione mondiale. Dovremmo riconoscere sempre di più la questione climatica come un fenomeno geopoliticamente condizionante. Il tema, per esempio, della desertificazione nel Sahel è un tema con il quale ci stiamo già confrontando e ci confronteremo sempre di più”.

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